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Cantine protette da tetti verdi, in modo da mantenere al loro interno la temperature ideale per le botti, con il duplice vantaggio di abbattere i costi e di integrarsi perfettamente nell’ambiente circostante: accade in un numero crescente di aziende vinicole italiane, che hanno scelto il verde pensile per meglio conservare i propri vini.

Il valore estetico di un tetto verde è indubbio: una soluzione di questo tipo, infatti, ha il vantaggio di inserirsi con armonia e discrezione nel paesaggio, senza alterarlo e senza essere percepito come un fastidioso “corpo estraneo”.

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Tuttavia, a favorire la diffusione dei tetti verdi sono soprattutto efficienza energetica e convenienza economica, in quanto necessitano di una manutenzione minima e consentono, nello stesso tempo, di risparmiare energia. Tanto che diverse aziende vinicole italiane hanno scelto questa opzione per conservare i vini alla giusta temperatura, senza dover investire in costosi impianti di raffrescamento.

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Tra le cantine che si sono dotate di un tetto verde, ci sono anche alcune realtà storiche: come la Cantina Ratti di Morra, in provincia di Cuneo, che, per le sue botti di barolo, ha scelto il verde pensile tecnologico firmato dall’azienda triestina Harpo. Il tetto della cantina è costituito da giardini pensili pettinati a verde, che si sposano con il paesaggio circostante, riproponendo l’andamento morbido delle colline circostanti. Stando all’azienda produttrice, una “struttura” di questo tipo permette di abbassare i consumi energetici fino al 30%, rivelandosi sia sostenibile che conveniente.

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Alla Harpo si sono rivolte anche la Cantina Zymé, in Valpolicella, e la Cantina Tormaresca, nelle Murge, la cui produzione comprende tutte le eccellenze dei vitigni tradizionali della Puglia e che presenta un tetto verde di ben settecento metri quadrati di estensione.

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Andando indietro nel tempo, invece, troviamo la Cantina Mori Colli Zugna, in Trentino, e la Cantina Antinori, nel fiorentino, che già da qualche anno hanno scelto di dotarsi di tetti verdi. Il primo è stato progettato dalla Rottensteiner di Bolzano e il secondo dallo Studio Archea di Firenze: in entrambi i casi, la superficie esterna del tetto è ricoperta (in parte o in toto) da vigneti, integrandosi perfettamente nel paesaggio circostante.

Più o meno nello stesso periodo, infine, la Cantina Salcheto di Montepulciano ha portato avanti un’opera di ristrutturazione sostenibile che, oltre al verde pensile (soprattutto giardini verticali che ricoprono la cantina), l’ha messa in condizione di operare off-grid, vivendo di risorse energetiche proprie, rigorosamente rinnovabili, e producendo vino di qualità a bassissimo impatto ambientale.

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Non solo tetti verdi, insomma. Le aziende vinicole italiane dimostrano ancora una volta di riservare un’attenzione particolare al paesaggio e alla sostenibilità: una tendenza che, molto probabilmente, affonda le radici nel profondo legame che le unisce alla terra e alla tradizione.

Lisa Vagnozzi

Photo credits

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