Vaiolo delle scimmie: ecco perché l’Oms sta per cambiare il nome al virus (e il motivo farà sicuramente discutere)

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Mentre i casi di vaiolo delle scimmie aumentano in tutto il mondo, l'Oms sta valutando di cambiare il nome all'infezione. Il motivo? Secondo gli scienziati, quello attuale è troppo discriminatorio

Finora il virus che si sta espandendo a macchia d’olio in tutto il mondo lo abbiamo sempre chiamato “vaiolo delle scimmie”. Ma a breve l’infezione potrebbe avere un nuovo nome. Il motivo? Non ha niente a che vedere con la medicina, la decisione è stata presa dall’OMS perché il termine è considerato discriminatorio.

Ad annunciare la novità il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus, dopo che una trentina di scienziati aveva espresso il bisogno di trovare una denominazione “non discriminatoria e non stigmatizzante”, evitando di identificare l’origine della malattia con l’Africa, visto che in realtà non è del tutto certa.

Da dove deriva il nome Monkeypox e perché andrebbe cambiato

Il virus in questione, infatti, era stato chiamato “vaiolo delle scimmie” perché identificato per la prima volta nelle scimmie in un laboratorio danese nel 1958, ma è diffuso anche e soprattutto fra piccoli roditori, che vivono prevalentemente in Africa (ma non solo). Successivamente, il virus è stato identificato come patogeno umano nel 1970 nella Repubblica Democratica del Congo.

Secondo gli esperti, le notizie che circolano sul virus, nelle quali si fa costantemente riferimento all’Africa, sarebbero imprecise e stigmatizzanti. Spiegano che siamo di fronte ad “una narrativa sempre più crescente, tra i media e tra gli esperti, che sta cercando di collegare l’attuale focolaio globale all’Africa o all’Africa occidentale o alla Nigeria”. Per tale motivo preferiscono optare per termini “neutri, non discriminatori, più appropriato per tutta la comunità sanitaria a livello globale”. Una decisione che destinata a fare discutere, soprattutto chi si scaglia contro il politically correct. 

Il nuovo nome potrebbe già essere reso noto il prossimo 23 giugno, quando gli esperti dell’Oms si riuniranno anche per valutare se l’aumento dei casi di Monkeypox può essere considerata un’emergenza sanitaria globale.

Attualmente i contagi confermati in tutto il mondo sono oltre 1800, di cui 48 registrati nel nostro Paese.

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Fonte: OMS 

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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