“Non posso adottare un bambino perché ho avuto un tumore”, lo sfogo della Marconi riapre il dibattito sul diritto all’oblio oncologico

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Non tutti lo sanno, ma ad oggi – in Italia – molti diritti fondamentali non sono riconosciuti a chi ha dovuto affrontare un tumore e ne è uscito

Purtroppo non sono idonea ad intraprendere un’adozione perché ho avuto un tumore anche se sono guarita”, così Carolina Marconi, showgirl venezuelana che ha sconfitto da poco un cancro al seno, si è sfogata sui social.

La donna, 43enne, aveva scoperto di avere tumore per caso, mentre si sottoponeva ai diversi esami richiesti per la fecondazione assistita, percorso che lei e il suo partner, Alessandro Tulli, ex calciatore, avevano deciso di intraprendere.

Il tumore ha però frenato ogni possibile soluzione e rimaneva così solo l’adozione. Ma qui l’amara sorpresa: la Marconi non può intraprendere un’adozione proprio perché ha avuto un tumore anche se guarita.

Più di 900 mila persone in Italia guariti di tumore – denuncia – non possono essere libere di guardare il futuro senza convivere con l’ombra della malattia e per questo è molto difficile adottare un bambino, ottenere un mutuo, farsi assumere…

Tutto vero e quello cui si riferisce la Marconi è un diritto in Italia ancora non riconosciuto, quello all’oblio oncologico. Di che si tratta?

Il diritto all’oblio oncologico e il Disegno di legge

Ci sono Paesi come Francia, Olanda, Lussemburgo, Portogallo e Belgio che hanno aderito al riconoscimento del Diritto dell’oblio oncologico con l’obiettivo di ottenere una legge che tuteli le persone che hanno avuto una neoplasia. Sul modello di questi Paesi è la Fondazione Aiom che ha lanciato la prima campagna per il riconoscimento del Diritto all’oblio oncologico a tutela di quel quasi un milione di persone in Italia che sono guarite da un tumore, ma che per la burocrazia sono ancora malate e rischiano discriminazioni nell’accesso a servizi come l’ottenimento di mutui, la stipula di assicurazioni sulla vita, l’assunzione in un posto di lavoro e, appunto, l’adozione di un figlio.

Il 27% di loro, circa un milione, è guarito. C’è una forte discriminazione sociale nei loro confronti, che deve essere combattuta. Come Fondazione Aiom abbiamo deciso di provare a cambiare le cose: con la campagna ‘Io non sono il mio tumore’, vogliamo portare attenzione su un tema così importante. Abbiamo bisogno di trovare il consenso delle forze politiche per l’approvazione di questo essenziale provvedimento. È una battaglia di civiltà che tutti dobbiamo combattere uniti. La legge permetterebbe di non essere più considerati pazienti dopo 5 anni dal termine delle cure se la neoplasia è insorta in età pediatrica e dopo 10 se ci si è ammalati in età adulta, dicono dalla Aiom.

Alla luce di ciò, pochi giorni fa, la Senatrice Paola Boldrini, vicepresidente Commissione Sanità ha presentato al Senato il Ddl per il diritto all’oblio dei pazienti che hanno superato lo scoglio del tumore, per garantire alle tante persone guarite da un cancro l’ottenimento di mutui o di adozioni.

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Fonti: Instagram / Diritto all’oblio oncologico / Disegno di legge oblio oncologico

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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