Sugar tax anche per i succhi di frutta al 100%: “hanno troppi zuccheri”, la proposta del Sudafrica

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Il Governo del Sudafrica sta valutando di applicare la cosiddetta "sugar tax", ovvero la tassa sullo zucchero, anche ai succhi di frutta al 100% 

Già da tempo il Sudafrica ha deciso di applicare ad alcuni prodotti la “sugar tax”, ovvero una tassazione relativa alla presenza di zucchero nelle bevande. L’imposta, attualmente applicata a una gamma di bibite analcoliche e succhi di frutta con aggiunta di zucchero, non si applica invece ai succhi di frutta al 100% ma qualcosa potrebbe presto cambiare.

Il Governo del Sudafrica sta infatti valutando di applicare la tassa sullo zucchero anche ai succhi di frutta puri, ovvero quelli realizzati al 100% con frutta e in cui quindi non vi è aggiunta di zuccheri. Ad annunciarlo è stato il National Treasury, dipartimento del Governo sudafricano, ricordando che anche il succo di frutta puro al 100% è ricco di zucchero e di conseguenza può avere un “impatto” sulla salute.

Naturalmente le aziende del settore stanno cercando di fare resistenza e si mostrano sorprese da questa possibile decisione, sostenendo che non è in linea con il Piano regolatore dello zucchero del Governo e che questo tipo di approccio non è seguito in altre parti del mondo.

Gli esperti sanitari del Paese, invece, pensano che sia una buona idea. Come ha spiegato la professoressa Susan Goldstein, specialista in salute pubblica presso il Wits Center for Health Economics and Decision Science:

Le persone non sanno quanto zucchero ci sia nei succhi di frutta al 100%. Il danno supera di gran lunga i vantaggi delle varie vitamine.

Dopo tre anni in cui non sono state fatte modifiche alla legge precedente, sembra che il Governo sudafricano abbia anche deciso di aumentare la tassa sulle bevande zuccherate. Nel bilancio nazionale recentemente presentato, si afferma che il contributo per la promozione della salute per le bevande con più di 4 g di contenuto di zucchero per 100 ml sarà aumentato da 2,21 c/g a 2,31 c/g dal 1 aprile 2022.

Ma non è tutto. Il National Treasury ha anche annunciato che saranno avviate le consultazioni per considerare un abbassamento dell’attuale soglia dei 4 g.

Insomma, una strategia dura contro lo zucchero e i suoi possibili effetti collaterali. E sembra che questa funzioni, come ha dimostrato uno studio pubblicato su Lancet Planetary Health che evidenzia come il consumo di zucchero derivato dalle bibite sia sceso, nel campione di 110 mila osservazioni analizzate, dai 16,25 grammi al giorno del periodo precedente la legge che applicava la tassa sullo zucchero ai 14,26 grammi di quello successivo, arrivando a 10,63 grammi giornalieri nel primo anno dall’entrata in vigore della “sugar tax”.

E in Italia?

Diversi paesi nel corso di questi anni hanno applicato una “sugar tax”, in maniera più o meno rigida. Nel nostro Paese, invece, continua ad essere prorogata: inizialmente dal 2020 al primo gennaio 2022 e adesso, con la Manovra 2022, si differisce ulteriormente al primo gennaio 2023.

Fonte: Lancet Planetary HealthFin24

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, consumi e benessere olistico. Laureata in lettere moderne, ha conseguito un Master in editoria

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