I contenitori dei fast food, compresi quelli di McDonald’s sono “trattati intenzionalmente” con PFAS, lo studio europeo di denuncia

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Gli PFAS sono stati identificati negli imballaggi alimentari usa e getta venduti dai principali marchi di fast food.

I cosiddetti “prodotti chimici per sempre”, a partire dagli PFAS, sono stati identificati negli imballaggi alimentari usa e getta venduti dai principali marchi di fast food in tutta Europa, inclusi i contenitori usa e getta di carta utilizzati da McDonald’s e Subway

Le principali aziende di fast food vendono pasti serviti in confezioni “trattate intenzionalmente” con sostanze chimiche nocive. Lo suggerisce il nuovo studio di un gruppo di otto organizzazioni non profit europee. Le sostanze alchiliche perfluorurate e polifluorurate, gli PFAS appunto, sono una famiglia di circa 5mila sostanze chimiche diverse ampiamente utilizzate nell’industria e nella produzione per realizzare prodotti antiaderenti e antigrasso, come giacche impermeabili, pentole antiaderenti, imballaggi per alimenti da asporto, schiuma antincendio e tessuti antimacchia. Ce li ritroviamo, insomma, dappertutto.

Secondo la ricerca – presentata dalla Ong ceca Arnika, in collaborazione con la Health and Environment Alliance (Heal), Chem e altre 6 organizzazioni senza scopo di lucro in Europa – su 42 campioni inviati per l’analisi, 32 campioni inclusi gli imballaggi delle principali catene mondiali di fast-food come McDonalds, KFC, Subway o Dunkin Donuts hanno mostrato un trattamento intenzionale con sostanze perfluoro alchiliche.

contenitori pfas

Alcuni dei contenitori analizzati nello studio

Queste sono conosciute anche come “prodotti chimici per sempre” perché difficilmente si degradano nell’ambiente, portando a livelli di inquinamento sempre crescenti e sono – ormai lo sappiamo bene data la mole di notizie relative all’inquinamento da PFAS in Veneto – ritenute interferenti endocrini pericolosi per lo sviluppo, dannosi anche a livello cardiocircolatorio e collegati ad alcune forme di tumore.

Lo studio 

Secondo lo studio, gli Pfas sono molto utilizzati in imballaggi alimentari e stoviglie usa e getta in Europa.

grafico contenitori

Si sospetta che 38 dei 99 campioni (38%) raccolti da asporto, supermercati ed e-shop in 6 paesi europei (Repubblica Ceca, Danimarca, Francia, Germania, Paesi Bassi e Regno Unito) siano stati trattati con prodotti chimici Pfas in per ottenere l’oleorepellenza – scrivono i ricercatori – 32 dei 42 campioni selezionati per l’analisi chimica (76%) mostrano un trattamento intenzionale con Pfas.

Tracce sono uscite da tutti i campioni selezionati per l’analisi di laboratorio, anche campioni non trattati intenzionalmente con Pfas, mentre uno degli aspetti più delicati riguarda il fatto che:

Per definizione e design, gli imballaggi monouso vengono gettati via immediatamente dopo essere stati utilizzati. Poiché vengono utilizzati in volumi molto elevati, crea una grande quantità di rifiuti contenenti sostanze chimiche Pfas tossiche. Queste sostanze chimiche ‘per sempre’ inquinano soprattutto l’acqua potabile, rimanendo e accumulandosi nell’ambiente e nella catena alimentare.

E non solo, ampiamente è stato dimostrato in precedenza che quelle sostanze possono arrivare senza problemi dall’imballaggio all’alimento, aumentando così nettamente l’esposizione complessiva agli Pfas della popolazione generale.

È giunto il momento che l’Unione Europea agisca e bandisca immediatamente e definitivamente l’intera classe di PFAS negli imballaggi alimentari, per proteggere i consumatori in primo luogo. Chiaramente, non è essenziale utilizzare sostanze chimiche altamente tossiche e persistenti, che presentano un rischio così grave per la salute e l’ambiente, negli imballaggi alimentari usa e getta, soprattutto quando ci sono alternative più sicure, conclude Jitka Strakova, l’autore principale dello studio e Arnika / Consulente scientifico dell’International Pollutants Elimination Network (Ipen).

Già in Danimarca è in vigore dal 2020 il divieto di utilizzare le sostanze perfluoroalchiliche nella produzione di contenitori ad uso alimentare. È il momento di muoverci tutti quanti verso la stessa direzione ma come?

Dato che McDonald’s è riuscito a eliminare PFAS in i loro fast-food danesi, è facilmente realizzabile per McDonald’s di eliminare gradualmente i PFAS dal suo cibo imballaggi a livello globale molto prima del 2025 – si legge nello studio.

contenitori_mcDonalds

Ma ricordiamoci che il ricorso agli Pfas negli imballaggi alimentari non è limitato alle catene di fast food. Lo studio, infatti, mostra che ciò riguarda anche le piccole imprese alimentari che servono il loro cibo in stoviglie usa e getta pubblicizzate come eco-compatibili. È il caso della interessante analisi effettuata dalla rivista francese Que Choisir che ha esaminato quasi 60 prodotti scoprendo che anche le alternative alla plastica contengono composti indesiderabili per l’ambiente e la salute. Leggi qui tutti i risultati del test francese

Scarica lo studio integrale

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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