Carne sintetica: i più grandi bioreattori del mondo per la coltivazione “no-kill” saranno costruiti negli Stati Uniti

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Da qui al 2030 si potranno produrre ben 13mila tonnellate di carne di pollo e manzo senza mai uccidere nemmeno un animale. Accadrà negli Usa, dove è stata annunciata la costruzione dei più grandi bioreattori del mondo per la produzione di carne coltivata, che verrà poi venduta nei negozi e nei ristoranti

Si chiama “no-kill” o “clean meat”, per noi “coltivata”, perché non proviene da animali macellati: negli Stati Uniti è stata annunciata la costruzione dei più grandi bioreattori del mondo per la produzione proprio di carne coltivata, che non richiede né l’allevamento né la macellazione degli animali.

A dirlo è la società statunitense Good Meat, che ha affermato che i bioreattori produrranno più di 13mila tonnellate di pollo e manzo all’anno. Utilizzerà cellule prelevate da banche cellulari o uova, per cui la carne non richiederà la macellazione di alcun bestiame.

Ci sono circa 170 aziende in tutto il mondo che lavorano sulla carne coltivata, ma Good Meat è l’unica azienda ad aver ottenuto l’approvazione normativa per vendere il proprio prodotto al pubblico. Ha iniziato a servire pollo coltivato a Singapore nel dicembre 2020.

La creazione dei 10 nuovi bioreattori di Good Meat è in corso – si legge su The Guardian – ognuno di essi avrà una capacità di 250.000 litri e sarà alto quattro piani, molto più grande di qualsiasi altro costruito fino ad oggi. Il sito statunitense che ospiterà la struttura dovrebbe essere completato entro tre mesi e operativo alla fine del 2024, raggiungendo la capacità produttiva di 11.800 tonnellate di carne coltivata all’anno entro il 2026 e 13.700 tonnellate entro il 2030.

Cos’è la carne coltivata

Come spiega Animal Equality, la carne coltivata in vitro, nota anche come clean meat (carne in vitro), in quanto non deriva dalla macellazione degli animali, ma si tratta di un prodotto che replica in laboratorio carne, pesce e uova.

La tecnica ingegneristica prevede il prelievo di cellule muscolari che vengono poi nutrite con proteine che aiutano la crescita del tessuto. Una volta che il processo è partito, teoricamente è possibile continuare a produrre carne all’infinito senza aggiungere nuove cellule da un organismo vivente.

Si è stimato ad esempio che, in condizioni ideali, due mesi di coltivazione di dieci cellule muscolari di maiale potrebbero generare ad esempio 50.000 tonnellate di carne, si legge su AE.

Ma si tratta di un prodotto veg? Beh, nei primi anni le tecniche di produzione si basavano sul siero fetale bovino. Attualmente e secondo il Good Meat, questo passaggio è stato sorpassato e al momento l’azienda risponde così:

Quella che produciamo è vera carne ricavata dalle cellule anziché dagli animali macellati. Pertanto, il pollo coltivato che produciamo non è un prodotto vegetale, vegano o vegetariano. Tuttavia, se si segue una dieta vegana o vegetariana per motivi legati al benessere degli animali, GOOD Meat potrebbe essere una scelta etica per te.

Probabilmente solo questo è il punto e dal punto di vista ambientale una carne “no-kill” potrebbe impattare positivamente sulla vita degli animali allevati, ovvero riducendo il loro numero e la loro sofferenza drasticamente, sulla strada della completa eliminazione di allevamenti e macelli.

Ma, di contro, quanto verrebbe a costare ogni singolo bioreattore e che costi comporta in termini di emissioni il suo funzionamento?

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Fonti: Good Meat / The Guardian / Animal Equality

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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