Pillole allo iodio: ha senso la corsa all’acquisto? Sono davvero utili in caso di attacco nucleare? Intervista al dottor Luca Chiovato

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Ha senso comprare preventivamente pillole allo iodio? Possono proteggerci davvero in caso di attacco nucleare? La nostra intervista al dottor Luca Chiovato, ex Presidente dell'Associazione Nazionale della Tiroide

Con l’aumento delle tensioni in Ucraina cresce il timore di una guerra nucleare. E negli ultimi giorni è iniziata una corsa sfrenata per accaparrarsi pillole allo iodio nelle farmacie di diversi Paesi europei, fra cui il Belgio, la Francia e il Lussemburgo. Com’è noto, infatti, nel caso di ricorso ad una bomba atomica o di disastri alle centrali nucleari, l’assunzione di ioduro di potassio aiuta a saturare la ghiandola tiroidea, prevenendone così l’assorbimento di iodio radioattivo e di conseguenza il rischio di contrarre un cancro alla tiroide.

Ma ha senso correre nelle farmacie per acquistare queste compresse allo iodio? Sono davvero utili in caso di un attacco nucleare? Per fare chiarezza sulla delicata vicenda ci siamo rivolti al professor Luca Chiovato, Direttore dell’Unità di Endocrinologia ed Oncologia Medica dell’Università degli Studi di Pavia ed ex Presidente dell’Associazione Nazionale della Tiroide.

Ha senso comprare preventivamente pillole allo iodio?

No, in assenza di esplosione di una bomba atomica o di un incidente nucleare comprarle è solamente sintomo di ansia e panico. Non serve assolutamente a nulla. A seguito dell’incidente di Chernobyl, l’unico Paese che fece la iodazione sistematica della popolazione fu la Polonia (all’epoca era ancora uno Stato sovietico), gli altri non la fecero.

Allora la popolazione di Chernobyl aveva carenze di iodio e si è beccata quello radioattivo. E in quel caso i maggiori danni furono provocati dagli isotopi radioattivi dello iodio a vita breve (tre/quattro ore). Non da quelli più stabili che furono dismessi in quantità minori. Quindi, questa corsa all’acquisto di pillole di iodio è del tutto ingiustificata. Il fai da te rappresenta un problema e il panico è assolutamente da scoraggiare.

Che tipologie di pillole si trovano in farmacia?

In farmacia possiamo trovare tantissimi preparati che contengono iodio. Tuttavia, contengono dosi alimentari di iodio. Per bloccare la funzione tiroidea bisogna andare su dosi farmacologiche. Serve, quindi, un provvedimento di sanità pubblica, non il fai da te. Per bloccare il funzionamento della tiroide ci vogliono quantità molto elevate di iodio non basta qualche pillola o degli integratori.

Quali sono le categorie di persone più a rischio in caso di guerra nucleare?

Indubbiamente i bambini. In Polonia, ad esempio, fecero la profilassi fino a 60 anni perché per gli anziani over 60 c’era il rischio di scatenare un ipertiroidismo. La categoria maggiormente a rischio in caso di attacco nucleare è rappresentata dai minori. A Chernobyl la maggior parte dei tumori alla tiroide della prima ondata riguardò i bambini che erano ancora nell’utero delle loro mamme perché lo iodio riuscì ad attraversare la placenta.

Quindi caso di un attacco nucleare dovremmo provvedere noi ad acquistare pillole allo iodio o dovrebbe occuparsene il sistema sanitario?

Sì, un po’ come accaduto per l’emergenza Covid. Le misure devono essere prese a livello di sanità nazionale. Inoltre, la questione della radioattività è molto complesso e bisogna considerare anche il cesio, lo stronzio e tutti gli isotopi radioattivi a lunga durata che si depositano sul terreno. Il problema non è quindi solo lo iodio.

La popolazione italiana è carente di iodio o possiamo stare un po’ più tranquilli?

Per quanto riguarda l’Italia non ci sono più i parametri che indicano una carenza di iodio. All’80% il nostro Paese non è considerato una zona di carenza iodica, come confermato dagli ultimi report dell’Istituto superiore di Sanità. Siamo messi molto meglio rispetto a quando avvenne il disastro di Chernobyl. Ci sono, però, ancora tante persone che continuano a sbagliare e non usano il sale iodato. E a prescindere dai timori legati al nucleare questo tipo di sale andrebbe consumato sempre. Se, infatti, la popolazione ha un apporto di iodio normale, quello radioattivo entra di meno.

In ogni caso, le misure da adottare in caso di disastro o guerra nucleare vanno sempre rapportate alla popolazione con la quale si ha a che fare. Per fare un esempio, quando avvenne l’incidente di Fukushima i giapponesi non furono sottoposti a iodazione, visto che la popolazione del Giappone – che si nutre di molte alghe – ha un apporto di iodio molto alto (di mille volte superiore a quello dell’Italia).

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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