Come vincere un oro olimpico pur iniziando a veleggiare a 23 anni. La nostra intervista a Caterina Banti

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Intervista a Caterina Banti che, insieme Ruggero Tita, ha vinto la medaglia d'oro di vela alle Olimpiadi di Tokyo 2020

Intervista a Caterina Banti che, insieme a Ruggero Tita, ha vinto la medaglia d’oro di vela alle Olimpiadi di Tokyo 2020

Concluse le Olimpiadi di Tokyo 2020 possiamo con orgoglio affermare che l’Italia si è fatta notare, battendo il record di medaglie ottenute, ben 40! (Leggi anche: Tokyo 2020: record per l’Italia, che chiude con 40 medaglie e un ultimo bronzo).

Tra queste una ci ha colpito in particolare, parliamo del risultato  storico ottenuto nella vela, dove il team composto da Caterina Banti e Ruggero Tita ha vinto la medaglia d’oro dopo 21 anni. Un vero e proprio primato, tra l’altro, si tratta infatti del primo equipaggio misto italiano che conquista l’oro.

Un trionfo meritatissimo per la coppia azzurra che ha lavorato duramente per raggiungere questo risultato e che è già nota per aver ottenuto risultati straordinari in diverse competizioni importanti: negli ultimi 5 anni ha vinto un titolo mondiale e ben tre titoli europei! (Leggi anche: Tokyo 2020: gli Azzurri Tita e Banti conquistano l’oro nella vela, entrando nella storia!

Abbiamo avuto la fortuna di poter parlare con Caterina Banti dopo la vittoria di questo straordinario oro olimpico nella vela, classe dei catamarani Nacra 17. Ecco cosa ci ha raccontato.

La prima domanda è scontata ma di rito: cosa si prova a vincere un oro olimpico?

Sinceramente, abbiamo cercato di viverla come una regata come le altre, credo che non abbiamo ancora veramente realizzato quello che è successo anche perché siamo lontani dal mondo, siamo in questa “bolla”. Sicuramente è stato il culmine di un lunghissimo percorso e quindi per me, più che questa regata, è stata importante tutta la strada che ci ha portato qui. Una grandissima esperienza, sia a livello umano che sportivo. Quando mi hanno messo al collo la medaglia la prima cosa che ho pensato è stata: “questa medaglia pesa”, pesa come tutto il durissimo lavoro che è stato fatto per arrivare fino a qua.

Il vostro è il primo equipaggio misto italiano a conquistare un oro. Com’è lavorare in un team composto da un uomo e una donna?

Io penso che sia un grandissimo punto di forza lavorare insieme uomo-donna perché siamo totalmente differenti ma abbiamo delle caratteristiche che se si mettono a disposizione di un obiettivo comune – e il nostro obiettivo comune erano le Olimpiadi – veramente viene fuori una squadra fortissima. Si prende il meglio dell’uno e dell’altra, ci completiamo a vicenda. Quello che è difficile è capire questo, ma una volta compreso io metto il mio massimo, tutta la mia esperienza è a disposizione della squadra. Dove non arriva lui arrivo io e dove non arrivo io arriva lui.

Tu sei laureata all’Università degli Studi di Napoli L’Orientale e parli molte lingue (tra cui l’arabo). Come è nata la passione per la vela?

Sono laureata a L’Orientale in studi islamici, la magistrale, per me lo studio è sempre stato una grandissima passione, lo stesso anche lo sport. Ho iniziato tardi ad andare in barca ma un’attività agonistica a grandi livelli è sempre stato un mio sogno nel cassetto e finalmente sono riuscita con la vela a realizzarlo, soprattutto il sogno della medaglia olimpica. Mi ci sono avvicinata grazie a mio fratello, è lui il velista e ha iniziato prima di me. A 13 anni ho fatto un corso di vela sul lago di Bracciano ma poi avevo totalmente abbandonato, a 23 anni ho ripreso sempre grazie a mio fratello. Poi ho incontrato il mio primo allenatore che mi ha trasmesso una grandissima passione e ha sempre creduto in me (quando altri non credevano) e ho cominciato il percorso sul Nacra olimpico dopo Londra 2012.

Cos’è la vela per te? Quali sono le qualità che servono?

Io penso che la vela sia veramente uno sport molto particolare e molto bello. Sei in mezzo alla natura, in mezzo al mare e alle onde. Io ho fatto anche l’istruttrice di vela ai bambini, pensa ad un bambino di 6 anni da solo in mezzo al mare, devi imparare a cavartela , imparare a portare la barca al meglio, adattarti alle onde e al vento. “leggere” il mare e il vento, ti responsabilizza tantissimo. Le nuove imbarcazioni, come la nostra Nacra 17, richiedono anche una grande prestazione fisica, soprattutto per il mio ruolo di prodiera, e dall’altro richiede anche un’altissima concentrazione. Devi essere sveglio, in regata devi interpretare al meglio le condizioni, il vento soprattutto, le onde, la corrente, tantissime variabili così da compiere il percorso nel minor tempo possibile e fare la strada più corta rispetto agli altri. Ci vuole tanta testa e tanto fisico.

Tu e Ruggero Tita insieme avete vinto già un mondiale, 3 titoli europei e ora anche la medaglia d’oro olimpica. Il vostro prossimo obiettivo qual è?

Sì, effettivamente abbiamo vinto molti campionati ma quello che conta di più sono tutte le medaglie che io e Ruggero abbiamo vinto in allenamento. Come diceva sempre Valentin Mankin (velista sovietico tre volte campione olimpico n.d.r) e come ci ha spesso ripetuto il nostro allenatore: “le medaglie si vincono in allenamento” e si va alle regate per ritirarle. Stavamo pensando proprio stamattina con Ruggero: ti ricordi quando vedevamo i nostri idoli, i nostri punti di riferimento, quei velisti che avevano vinto le medaglie alle Olimpiadi, li vedevamo come persone irraggiungibili, adesso la medaglia d’Oro l’abbiamo vinta noi ma ci sentiamo che abbiamo ancora tantissimo da imparare e da migliorare. Questo penso sia un grande punto di forza, non sentirsi mai arrivati, sì abbiamo vinto delle medaglie ma la nostra forza è quella di cercare di migliorare ogni giorno, superare i nostri limiti e i limiti della barca e continuare a guardare avanti, non fermarsi mai. Vorrei sottolineare anche che in barca ci siamo io e Ruggero ma intorno abbiamo una squadra veramente fortissima di persone che in tanti modi hanno contribuito e ci hanno aiutato in questo percorso.

Cosa consiglieresti a chi sta iniziando ora a veleggiare e più in generale a tutti gli sportivi che vogliono raggiungere dei risultati brillanti come i tuoi?

I risultati vengono da soli con l’impegno. Nulla come lo sport insegna che la costanza, l’impegno, la determinazione, la dedizione e il sacrificio portano a dei risultati. Non bisogna mai sentirsi arrivati e anche quando si vede tutto buio, quando sei stanco e pensi di non farcela più, ti devi allenare perché sai che se lo fai è un mattoncino che metti per costruire la tua strada e per andare avanti verso l’obiettivo prefissato. Bisogna essere disposti a fare tanti sacrifici, noi li abbiamo sempre fatti con il sorriso perché dietro c’è una grande passione ed è quello che ci piace fare, sicuramente questi sacrifici li fanno anche tutte le persone che ci stanno intorno, soprattutto le persone più care.

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, consumi e benessere olistico. Laureata in lettere moderne, ha conseguito un Master in editoria

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