La pizza napoletana bene dell’umanità, la petizione all’Unesco (#pizzaUnesco)

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La pizza è sempre la pizza. Se fatta seguendo tutti i canoni per avere un prodotto finale buono e naturale, la pizza napoletana rimarrà sempre la regina incontrastata della cucina italiana, degna e gustosa rappresentante del Made in Italy all’estero.

Non c’è storia che tenga: già ufficialmente riconosciuta nel 2010 come Specialità tradizionale garantita della Unione europea, sua maestà dovrebbe ora avere la possibilità di entrare a pieno titolo nella lista dei “beni immateriali” dell’Unesco (un tentativo ahimè fallito nel 2012).

È per questo che su Change.org, la più grande piattaforma di attivismo online, è stata lanciata la petizione (#pizzaUnesco) per chiedere all’Unesco di tutelare la pizza partenopea, o meglio “l’Arte della Pizza“, come bene dell’umanità e sostenere la sua candidatura come bene immateriale da presentare a Parigi nei primi mesi del 2015: la specialità simbolo di Napoli è, infatti, l’unico tipo di pizza italiana menzionata in ambito nazionale ed europeo.

Nella “Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità” già rientrano novanta voci, di cui cinque sono italiane: la dieta mediterranea (dal 2013), le macchine a spalla delle feste religiose (sempre dal 2013), l’arte del violino a Cremona (dal 2012), il canto a tenore (dal 2008), l’opera dei pupi (dal 2008).

La petizione già gode delle adesioni di Slow Food nazionale, del sottosegretario alle Politiche agricole Giuseppe Castiglione, di Coldiretti, di Federculture, dello chef Alfonso Iaccarino, dell’associazione nazionale Pizzaioli, del campione della “pizza napoletana” Gino Sorbillo e, udite udite, del presidente della Regione Lombardia, il leghista Maroni. Finora hanno firmato a sostegno della petizione già quasi 30mila persone.

Firmate anche voi qui http://www.change.org/p/proteggiamo-il-made-in-italy-la-pizza-come-patrimonio-unesco!

Germana Carillo

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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