Dopo l’addio alle pellicce, Armani rinuncia anche all’utilizzo della crudele lana d’angora per le sue collezioni

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La maison Armani non utilizzerà più lana d'angora nelle sue collezioni per non essere complice delle terribili sofferenze inflitte ai conigli

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Niente più lana d’angora nelle collezioni di abiti. Ad comunicarlo è il Gruppo Armani, che ha deciso di abbandonare questo materiale dopo che diverse associazioni animaliste, tra cui PETA (People for the Ethical Treatment of Animals) Asia, hanno mostrato le terribili sofferenze a cui sono sottoposti i conigli dal pelo sofficissimo, da cui si ricava la lana in questione. 

“Non utilizzeremo più la lana d’angora a partire dalla stagione Autunno Inverno 2022/2023 in poi, aggiungendola all’elenco dei materiali esclusi dalla politica fur-free” fa sapere attraverso un tweet la casa di moda dello stilista Giorgio Armani, che già nel 2016 aveva detto addio alle pellicce per tutelare il benessere animale.

Sono lieto di annunciare l’eliminazione della lana d’angora da tutte le collezioni del Gruppo, a testimonianza di un impegno tangibile per il controllo delle proprie produzioni rispetto alla tutela del mondo naturale – ha dichiarato lo stilista, che recentemente è stato nominato anche Cavaliere della Repubblica – Credo da sempre nell’innovazione e nella ricerca di nuovi materiali e di metodi innovativi per il trattamento delle materie prime tradizionali.

Cos’è la lana d’angora e perché non è affatto sostenibile

Come anticipato, l’angora è un filato che si ricava dai conigli attraverso dei metodi particolarmente cruenta. Gli animali vengono, infatti, immobilizzati su assi di legno, con gli arti legati, e il loro “pregiato” pelo viene letteralmente strappato a mani nude, lasciandoli agonizzanti. Solitamente i conigli sono sottoposti a questa agonia ogni tre mesi.

Il principale produttore di lana d’angora è la Cina, ma anche quando viene prodotta in Europa le barbarie compiute verso questi animali restano invariate, come dimostrato da varie investigazioni portate avanti da organizzazioni come PETA Asia.

Oggigiorno i consumatori più attenti non avranno niente a che fare con un’industria in cui si accetta di strappare i peli dal corpo di conigli pienamente coscienti – afferma Mimi Bekhechi, direttore dei programmi internazionali per Peta – La PETA sta celebrando la decisione di Armani di la sua politica fur-free all’angora, e incoraggia tutti gli stilisti che ancora usare l’angora a vivere a passo con i tempi. 

Il Gruppo Armani si aggiunge alla lista di decine di altri grandi marchi tra cui Valentino, Gucci, Diane von Furstenberg, Calvin Klein, Burberry, Tommy Hilfiger e Stella McCartney – che si sono impegnati a non vendere lana d’angora, ma sono ancora troppe le aziende nel mondo che ne fanno uso, procurando dolori indicibili ai poveri conigli.

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Fonti: Gruppo Armani/PETA

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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