5 giorni di ferie in più ai non fumatori per compensare le pause dei colleghi

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Malgrado i rischi per la salute siano ben noti, il tabagismo si diffonde sempre più, influenzando negativamente anche le prestazioni al lavoro

Il fumo, ormai lo sappiamo, arreca gravi danni alla nostra salute. Eppure molte persone ancora oggi hanno il pessimo vizio di fumare: i dati diffusi quest’anno dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) dimostrano che il numero delle persone che fumano nel nostro Paese è addirittura aumentato in modo significativo rispetto al precedente picco (2006), coinvolgendo sia uomini che donne.

In pratica, quasi un italiano su quattro (il 24,2% della popolazione) è un fumatore – nel 2019 la percentuale dei fumatori era al 22%. Certamente lo stress dovuto alla pandemia da Covid-19 e la noia data dai lunghi periodi di lockdown hanno giocato un ruolo importante nella diffusione del tabagismo nella popolazione.

Ma anche l’incremento dei nuovi prodotti del tabacco – come ad esempio le sigarette elettroniche (considerate meno pericolose per la salute da buona parte dei consumatori) – ha contribuito ha modificare il trend degli anni precedenti.

La prevalenza più alta di fumatori di sesso maschile si registra nella fascia d’età compresa tra i 25 e i 44 anni (42,9), mentre nella fascia d’età 45-64 anni si registra la prevalenza più alta tra le donne (24,5%). Oltre i 65 anni troviamo le prevalenze più basse in entrambi i sessi.

Si fumano in media 11,5 sigarette al giorno. Ciò vuol dire, soprattutto se si lavora in un ufficio con altre persone, che chi fuma si allontanerà dalla propria scrivania diverse volte nell’arco della giornata per soddisfare la propria voglia di fumo, interrompendo il lavoro che sta svolgendo.

Per compensare tutte queste piccole “pause-sigaretta” che i fumatori si concedono durante la giornata e garantirle in qualche modo anche a chi non fuma, un’azienda tedesca ha pensato bene di trasformarle in giorni di ferie.

Ben cinque giorni di ferie pagate all’anno in più rispetto ai dipendenti fumatori, per garantire a chi non fuma lo stesso periodo di riposo che i fumatori si concedono pochi minuti alla volta ogni giorno. Ai dipendenti dell’azienda resta la scelta: o fumare sul posto di lavoro o ottenere più giorni di ferie pagate durante l’anno.

Il direttore dell’azienda, che si trova nel Land Renania-Palatinato, afferma che questa iniziativa non vuole essere un disincentivo alla sigaretta, ma semplicemente una forma di giustizia fra i dipendenti. Inutile dirlo, questa iniziativa ha ottenuto grande successo fra i non fumatori.

In effetti, la “pausa-sigaretta” non è legalizzata, e non fa parte della pausa pranzo. È semplicemente del tempo, durante l’orario di lavoro, che il dipendente si concede per soddisfare una propria voglia – e questo danneggia l’azienda: si è visto come i dipendenti che fumano siano in generale meno produttivi proprio a causa di queste frequenti interruzioni.

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Fonti: Ministero della Salute / Frankfurter Allgemeine Zeitung

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Sono una giornalista e una blogger. Collaboro con le testate GreenMe, Ambiente Magazine e The Wise Magazine e mi occupo di natura, sostenibilità, stili di vita sani e rispettosi dell’ambiente. Sul mio blog “La strega che scrive” parlo di giornalismo, editoria e letteratura

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