Le neomamme non vanno lasciate sole: abbandoniamo una volta per tutte il concetto di super-mamma

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Dopo la tragedia che ha colpito il neonato soffocato dalla sua mamma in un ospedale romano, i social brulicano di commenti. Giudizi affrettati contro la neomamma, critiche sul rooming-in e sul co-sleeping. Ma nessuno sta dicendo la cosa più importante, che potrebbe evitare il ripetersi di drammi come questo: a essere sbagliato è il concetto di super-mamma. Le neomamme vengono lasciate troppo spesso sole

A ritmi quasi cadenzati succedono tragedie che non possono essere spiegate. In realtà nessuna tragedia ha senso fino in fondo, perché il giro che ne segue dei perché e dei come “poteva essere evitata” rischia di diventare un vortice da cui è assai complicato uscire.

Più di ogni altro caso quando una tragedia tocca un genitore e il proprio bambino. Quando nulla si è fatto per arrivare a un punto di non ritorno, proprio nulla che sia stato il proprio volere. Perché il “volere” non c’è, non c’è assolutamente, e additare la mamma del Pertini di mancanza di cure e attenzione è solo un modo per chiudere sbrigativamente la questione e annoverarla tra i “peccati” dell’umanità di cui i buonisti mai si macchiano.

La realtà è assai diversa se vi chiudete in un angolino e se solo per un attimo provate ad ascoltare, nel silenzio della vostra comfort zone in cui nulla accade, le urla di dolore di quella madre. Immaginatele, vi verranno all’orecchio come se steste lì, in quella stanza di ospedale, nell’esatto momento in cui una donna che ha partorito un maschietto da tre giorni scopre che quel neonato l’ha soffocato col peso del suo corpo.

Lo aveva preso poche ore prima tra le braccia per allattarlo, ma poi si era addormentata, con il neonato ancora al seno. Il resto è disgrazia e quel peso se lo porterà a vita.

Il rooming-in e il e co-sleeping sono sbagliati?

È questa la domanda che all’indomani di questa tragedia ci si sta ponendo e la risposta spiccia dei più è: sì, sono sbagliati. In verità, la risposta è molto più articolata di quanto non sia stata data nella fretta di trovare i colpevoli e le vittime e sta in quel filo invisibile che si tende tra una neo-mamma e il suo neonato.

Lì, proprio nel mezzo, c’è tutta una serie di processi e di evoluzioni in cui uno ha bisogno necessariamente dell’altra, e in cui l’altra – la neo-mamma – ha bisogno di una miriade di piccole cose, delicate e quasi impercettibili, che faremmo bene a tenere in conto.

Anche da qui parte l’idea del rooming-in e anche quella della co-sleeping, due pratiche diverse che hanno però la stessa matrice: fare in modo che mamma (e papà) e bambino si conoscano e sentano la vicinanza tra loro.

Cos’è il rooming-in

È una pratica che prevede la permanenza del bambino nella stessa camera della madre subito dopo il parto e che ha una serie di scopi, tra cui soprattutto quello di favorire l’allattamento al seno. Ovviamente, anche il papà è il “benvenuto”, anzi, e può stare nella stanza con mamma e bambino, in modo che il legame tra i tre si sviluppi in maniera armonica ed equilibrata.

A promuovere la pratica del rooming-in sono gli stessi Oms e Unicef, secondo cui:

Il contatto tra madre e figlio, che si realizza sia a livello epidermico che visivo immediatamente dopo la nascita, dovrebbe continuare offrendo alla madre la possibilità di tenere sempre il bambino con sé – si legge nel documento congiunto. La pratica del rooming-in dovrebbe quindi sostituire quella di tenere madre e figlio in camere separate e a contatto soltanto durante visite programmate.

Ecco, dunque, i vantaggi del rooming-in:

  • facilita il crearsi di un legame affettivo
  • facilita l’allattamento al seno
  • permette un contatto più stretto con il padre e con altri familiari
  • minori infezioni neonatali: il mantenimento del contatto madre-figlio favorisce la colonizzazione della pelle e del tratto gastroenterico del neonato da parte dei micro-organismi materni, che tendono a non essere di natura patogena

Ma è possibile ovunque questo rooming-in? No perché solo alcune strutture consentono a madre e bambino di stare insieme fin da subito nella stessa stanza ospedaliera 24 ore su 24 e solo alcuni ospedali particolarmente virtuosi permettono la presenza anche del padre durante i primi giorni di esogestazione.

E il co-sleeping

Altro non è che la pratica di far dormire il neonato vicino ai genitori. in prima battuta ci si riferisce alla scelta dei genitori di porre il bimbo nel letto insieme a loro oppure in una culletta molto vicino al letto. Per quale motivo? Perché il piccolo in questo modo si sente più sicuro, avverte la vicinanza naturale di mamma e papà ed è più facile che si addormenti serenamente, con il vantaggio che anche i genitori, dopo tante notti in bianco, possano finalmente riposarsi.

È pericoloso? Può diventarlo se non si seguono alcune piccole regole. I pediatri raccomandano di dormire nella stessa stanza ma in letti separati, mettendo il bambino in una culla o nel lettino, oppure – per i primi mesi – di mettete il bambino a dormire dalla parte della mamma installando sul lato del letto una spondina di protezione.

Inoltre:

  • non fumate in casa e soprattutto in camera da letto
  • evitate di far dormire il bambino nel lettone se il materasso è troppo morbido
  • eliminate cuscini superflui e coperte troppo ingombranti

Leggi anche: Il co-sleeping previene la SIDS: ai neonati fa bene stare in camera con i genitori

Ad essere sbagliato è piuttosto il concetto di super-mamma

Capacità di attenzione a zero, ottimismo e autostima sotto i piedi. Depressione. Solitudine. Ecco cos’è un post parto.

Smettiamola di narrare una nascita e i primi mesi del bebè come un periodo tutto ovattato, di trapuntine color pastello e di bodini ricamati. Non esiste solo il bebè, esiste la neo-mamma col bebè. Esiste la neo-mamma e tutto il carico di paure che si porta dietro e dentro. Esiste lei, prima di ogni arredo della cameretta, prima del talco profumato, prima della nonna che deve vedere il bimbo appena arrivato.

Esiste la neo-mamma e va ascoltata anche se non parla. A lei va spiegato tutto, nella sottile dimensione però, attenzione, di non fare il passo troppo lungo della gamba con i consigli non richiesti. Non sono quelli che vuole. La neo-mamma va supportata, a lei va dato un minuto, un giorno, un mese, tutto il tempo di cui ha bisogno per capire che quell’esserino lì va “maneggiato” con serenità.

Le neo-mamme non vanno lasciate sole

Ecco quello che ci vuole: la serenità, che è quel miscuglio di intenzioni buone che solo col tempo può arrivare. E il gioco sta a capirlo prima, a non fare in modo che quella madre non rimanga da sola, che vada a dormire se muore dal sonno. Il punto è proprio quello: che a volte tutti, anche la neo-mamma, hanno bisogno di aiuto perchè rischiamo il crollo fisico ed emotivo.
Perché può crollare chiunque, anche e soprattutto una neo-mamma, che può piegarsi dalla stanchezza e non vedere più con lucidità le cose da fare, da pensare, da decidere. E per questo va supportata, a partire proprio dalla camera di ospedale, per questo anche la presenza di una persona a lei cara accanto potrebbe essere una miniera d’oro per sconfiggere le ansie e, perché no, essere aiutata col dolore fisico di un post parto che divide il corpo a metà. Ecco, solo questo ci vuole, compagnia e qualcuno che ti spieghi che non sei tu ad essere incapace e che tutto arriverà nel modo più naturale possibile.

 

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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