Giornata mondiale dell’Infanzia e dell’Adolescenza, così l’inquinamento sta facendo aumentare le diseguaglianze e rubando la salute dei nostri ragazzi

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Le disuguaglianze e la povertà incidono sulla salute dei bambini ovunque nel mondo e anche in Italia. Se un bambino che nasce a Caltanissetta ha 3,7 anni in meno di aspettativa di vita di chi è nato a Firenze, la speranza di vita in buona salute segna un divario di oltre 12 anni tra Calabria e provincia di Bolzano

Esiti avversi alla nascita, mortalità e tumori infantili, disturbi dello sviluppo neurologico, obesità e patologie respiratorie: l’inquinamento uccide e ammala e lo fa in misura sproporzionata laddove le persone vivono in condizioni di povertà e vulnerabilità. In Italia non siamo da meno: anche nel nostro Paese, le bambine, i bambini e gli adolescenti colpiti da disuguaglianze socioeconomiche, educative e territoriali, ne subiscono l’impatto anche sulla salute e il benessere psico-fisico

Si chiama “pollutoma”, dall’inglese pollution, ed è l’insieme di tutte le forme di inquinamento che possono potenzialmente nuocere alla salute umana. È il termine coniato dagli esperti della Lancet Commission on pollution and health, un panel di esperti internazionale che monitora gli effetti dell’inquinamento sulla salute a livello globale, e serve a descrivere quanto l’inquinamento dell’aria sia un fattore davvero critico per la salute di bimbine e bambini. Ovunque, anche in Italia.

Anche qui da noi, infatti, i bambini e gli adolescenti fanno i conti con un inquinamento oltre ogni limite e, in occasione della prossima giornata dedicata ai diritti dell’infanzia e della adolescenza, in programma il 20 novembre di ogni anno, Save The Children diffonde la XIII edizione dell’Atlante dell’infanzia a rischio in Italia “Come stai?”, con una denuncia sull’impatto che le disuguaglianze socioeconomiche, educative e territoriali hanno su salute e benessere psico-fisico dei bambini.

In Italia, dove quasi un milione e 400mila bambini vivono in povertà assoluta, la pandemia ha amplificato l’intreccio tra disuguaglianze e salute, dalla nascita all’adolescenza.

Le polveri sottili PM2.5 (con particelle di diametro inferiore a 2,5 μm) e PM10 (diametro inferiore a 10 μm), hanno la capacità di penetrare nei polmoni e nel circolo sanguigno aumentando il rischio di ammalarsi. Inoltre, le sostanze chimiche nel suolo incidono sul neurosviluppo e il rumore può avere effetti negativi sulle performance cerebrali. Alla luce del nuovo valore limite fissato dall’OMS, l’81,9% dei minorenni in Italia vive in zone inquinate da queste polveri. Cifra che segna il 100% in ben 8 regioni: Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte, Puglia, Trentino Alto Adige, Veneto.

inquinam italia

©Save the Children

Inquinamento e diseguaglianze in Italia

In Italia, dove quasi un milione e 400mila bambini vivono in povertà assoluta – una percentuale media del 14,2% di tutti i minori, che sale però fino al 16% nel Mezzogiorno – si registrano disuguaglianze socioeconomiche che incidono direttamente sulla salute dei bambini, penalizzando chi maggiormente avrebbe bisogno, nel proprio territorio, dei servizi di cura, prevenzione e promozione della salute e del benessere psico-fisico.

Se in Italia la speranza di vita alla nascita nel 2021 si attesta a 82,4 anni, ci sono 3,7 anni di differenza tra l’aspettativa di vita di chi nasce a Caltanissetta (80,2) e di chi nasce a Firenze (83,9). L’ultimo rapporto Istat sul Benessere equo e sostenibile evidenzia una differenza anche maggiore rispetto all’aspettativa di vita in buona salute: ci sono oltre 12 anni di differenza per esempio tra chi nasce nella provincia di Bolzano (67,2 anni) e chi nasce in Calabria (54,4 anni).

Tra le bambine la forbice è ancora più ampia, 15 anni in meno in Calabria rispetto al Trentino. Prima della pandemia, secondo gli ultimi dati disponibili, il tasso di mortalità infantile (entro il primo anno di vita) era di 1,45 decessi ogni 1000 nati vivi in Toscana, ma era più che doppio in Sicilia (3,34) e triplo in Calabria (4,42), con ben il 38% dei casi di decesso relativi a bambini con mamme di origine straniera. Un bambino del Mezzogiorno che si ammalava nel 2019 aveva una probabilità di dover migrare in altre regioni per curarsi del 70% in più rispetto a un bambino del Centro o del Nord Italia. Non è solo il sistema sanitario ad influenzare la salute dei bambini, sulla quale gravano tutti i determinanti sociali legati al contesto territoriale in cui si cresce, alle condizioni economiche, al livello di istruzione, all’ambiente, alle reti sociali e dei servizi.

italia concentrazioni pm

©Save the Children

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©Save the Children

Come si evidenzia nelle pagine dell’Atlante, inoltre, non è solo il sistema sanitario a dover assicurare la salute di un bambino. È l’intero ambiente di crescita, in tanti suoi aspetti, a giocare infatti un ruolo decisivo.

Occorre dunque considerare che l’81,9% dei bambini vive in zone dove la concentrazione di polveri sottili è maggiore dei valori limite indicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come non rischiosi per la salute (il 100% in ben 8 regioni: Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte, Puglia, Trentino Alto Adige, Veneto. Questi inquinanti sono una possibile causa scatenante dell’asma che colpisce l’8,4% dei bambini tra i 6 e i 7 anni, ma incidono anche sullo sviluppo cognitivo dei bambini, che migliora del 13% nelle scuole con i più bassi livelli di polveri sottili nell’aria.

Un bambino o ragazzo su 4 non pratica mai sport (3-17 anni), con una ampia forbice che va dal 45,5% della Campania al 6,9% della Provincia Autonoma di Bolzano. Con la pandemia, i bambini tra i 3 e 10 anni in sovrappeso o obesi sono passati dal 32,6% (biennio 2018-19) al 34,5% (2020-21). La povertà alimentare colpisce 1 bambino su 20[11], mentre l’accesso alla mensa scolastica, che per alcuni sarebbe l’unica chance quotidiana di un pasto equilibrato e proteico, si limita ad 1 bambino su 2 nella scuola primaria; la mensa scolastica dovrebbe essere considerata come un servizio essenziale tra i 3 e i 10 anni. La buona alimentazione fa difetto anche per il 32% degli adolescenti 11-17enni, che non mangia mai frutta e verdura.

QUI l’Atlante completo.

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Fonte: Save the Children

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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