Architettura sostenibile: quando una casa è davvero ecologica?

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Aldo Simoncelli, esperto di sostenibilità nel campo dell’edilizia, con Matteo Viviani fa il punto sull'architettura sostenibile.

La sostenibilità è un vero e proprio percorso, perché quando si va ad acquistare qualcosa si deve capire da dove proviene, con che materiale è stato fatto, qual è stato il procedimento che ha portato alla sua creazione”. Nulla può essere lasciato al caso, insomma, nemmeno in fatto di architettura sostenibile.

Lo sa bene l’architetto Aldo Simoncelli, esperto di sostenibilità nel campo dell’edilizia, con cui Matteo Viviani continua a scambiare due chiacchiere nella nuova puntata di ““Andiamo a vedere se è vero”, il format lanciato con noi di GreenMe per smascherare il greenwashing e scovare le aziende davvero sostenibili.

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Temperatura in casa, ritorno a determinati materiali, utilizzo del legno, scelta della giusta illuminazione, storia e produzione di ogni singolo oggetto: l’architettura sostenibile non può che cercare il benessere dell’uomo e dell’ambiente che lo circonda, dice Simoncelli.

E il perché è presto detto: sostenibilità in architettura non è sinonimo solo di risparmio energetico o di riduzione dei consumi, ma va ben oltre, verso la scelta di ogni unico elemento che faccia di una casa o di un ufficio un luogo totalmente green.

Quando una casa è davvero sostenibile?

Il segreto è l’uso appropriato di materiali che la natura già ci offriva, commenta Simoncelli.

E non solo: la nostra casa diventa davvero sostenibile nel momento in cui siamo riusciti a progettarla nel rispetto sia dell’ambiente in cui viviamo, sia della salute e del comfort delle persone che la abiteranno. Non si tratta, quindi, soltanto di ricorrere a materiali non inquinanti e riciclabili, ma anche di un approccio etico a tutta la filiera produttiva.

Quello che va messo in discussione, in pratica, sono i metodi tradizionali al fine di ripensare ex novo un modo nuovo di produrre e costruire e, se a tutto questo aggiungiamo la componente solidale – intesa come cooperazione e aiuto a contesti in stato di difficoltà – l’azione del progettare si arricchisce ulteriormente di significato e finalità: diviene un mezzo per migliorare una situazione critica recependo le risorse che l’ambiente fornisce e realizzando qualcosa di utile perfettamente integrato con lo spazio naturale che ci circonda.

La temperatura in casa

Ridurre al minimo il fabbisogno energetico per il riscaldamento interno è un must in fatto di sostenibilità in casa.

Il muro classico fatto con il forato dal punto di vista termico non è altro che un foglio di carta – spiega Simoncelli. Il termosifone deve scaldare molto dentro perché parte di quel calore poi viene trasmesso all’esterno. Invece, il riscaldamento o raffrescamento a pavimento, insieme con la massa muraria fatta con opportuni strati di materiali sostenibili, funziona da barriera. In aggiunta, ci sono dei sistemi di recupero dell’aria interna, senza dover aprire le finestre (peraltro il paradosso è che spesso abbiamo il termosifone sotto alla finestra).

Il sistema VMC

È quello che depura l’aria interna: porta fuori l’aria esausta e la rimette dentro filtrata e purificata e scambiata col calore in entrata. Un sistema che consente di ottenere in modo totalmente automatico e continuo il ricambio d’aria, che solitamente si cerca di ottenere proprio spalancando le finestre.

Un sistema che, inoltre, permette di tenere un minore inquinamento indoor, quello che spesso viene sottovalutato ma che rappresenta una seria minaccia per la salute umana. Con minore ricambio d’aria si possono concentrare, infatti, sostanze dannose per l’organismo, che rendono a volte l’aria decisamente poco salutare.

Certo – incalza l’architetto Simoncelli – è questo il progresso no?

Il ritorno alla ceramica e al legno

Fino a pochi anni fa si facevano tutte piastrelle di argilla, adesso esistono le monopressature: si usa solo la silice al posto dell’argilla, pressata ad altissime temperature, quindi senza uso di acqua, e dagli spessori molti più bassi ottimizzando i trasporti. In più si tratta di materiali che possono essere montati senza ricorrere alle colle, quindi possono essere rimossi anche dopo anni.

Bisognerà capire anche questi materiali da dove arrivano, provoca Viviani.

Sono state utilizzate anche argille provenienti da siti che avevano un inquinamento importante dal punto di vista nucleare. Ciò ci fa capire – chiarisce Simoncelli – che quando si va ad acquistare un materiale si deve capire da dove viene: non deve essere solo la piastrella sostenibile, ma tutto ciò che c’è a priori.

Anche sul legno Simoncelli vuole sfatare un mito: in una filiera veramente sostenibile, si pianta più di quanto abbatte. Piuttosto, è su due cose che, nella scelta del legno, si deve puntare:

  • cercare prodotti certificati FSC® o PEFC™, che garantiscano la gestione sostenibile delle foreste
  • e non acquistare mai legni tropicali, nemmeno se certificati, perché le filiere sono lunghe e può capitare di certificare legno da taglio illegale

E quanto all’acciaio e al vetro? Quelli sono sostenibili al massimo, conclude Simoncelli, e tra l’altro lo abbiamo visto con le fantastiche cucine di Officine Fanesi in acciaio inox, perché possono essere assolutamente riciclati.

L’atteggiamento più sostenibile che possiamo avere è quello di informarci su tutto il mondo che si cela dietro a un oggetto che stiamo per acquistare. Nulla di più che avere un atteggiamento critico quando scegliamo i prodotti con cui realizzare la nostra casa.

La tua azienda ha una storia green da raccontare? Scrivi a vivigreen@greenme.it

Guarda anche gli altri episodi di Andiamo a vedere se è vero

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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