Tra 100 anni sulla Terra 5 gradi in più

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Tra 100 anni, la temperatura media sulla Terra sarà più alta di 5 gradi. È quanto è emerso a Pisa dal convegno dell’Ingv in occasione della IX edizione del Forum Italiano di Scienze della Terra “Le Geoscienze per la Società”.

Secondo quanto scoperto attraverso una ricerca dell’Andrill Project, probabilmente entro la fine del secolo la temperatura globale aumenterà di 5 gradi e la calotta polare dell’Antartide occidentale potrebbe addirittura collassare.

La situazione è molto seria. Secondo l’esperto, anche il Polo Nord non gode di ottima salute visto che “sta diminuendo in maniera drastica la copertura del ghiaccio marino”. Per non parlare del permafrost e degli strati di suolo ghiacciati, che ormai si sciolgono senza sosta. “Ciò fa da tappo a cospicue quantità di metano e CO2 che potrebbero aggiungersi a quelle che noi umani stiamo emettendo in atmosfera”.

E le cose purtroppo non sembrano migliorare. Proprio ieri gli attivisti di Greenpeace hanno preso d’assalto una piattaforma petrolifera offshore nell’Artico, mettendo l’accento sui rischi legati alle attività estrattive. Sottolinea l’associazione che il ghiaccio marino artico sta per raggiungere il suo nuovi possibili crolli in mare del ghiaccio.

In Antartide abbiamo effettuato delle perforazioni per studiare sedimenti del Piocene inferiore che giacciono sotto al ghiaccio. Allo stato attuale è emersa una profonda similitudine tra quanto accadde in quel periodo e quanto sta accadendo oggi, ma una differenza c’è ed è importante: qualora le cose non dovessero cambiare, in un secolo accadrà quanto all’epoca accadde in milioni di anni. Senza tenere conto, anche se non è un problema immediato, che stiamo perdendo enormi quantità di acqua dolce, per ora sotto forma di calotte di ghiacio ai poli“, ha concluso l’esperto.

Francesca Mancuso

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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