Scorie nucleari: riesce a varcar il confine il “treno della morte”

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Un treno carico di scorie radioattive che attraversa mezza Europa. Dopo 109 ore di viaggio è giunto a Dannenberg, in Germania, l’ultimo treno che trasportava scorie nucleari tedesche, trattate a La Hague, in Francia.

Un viaggio lungo e travagliato, bloccato più volte dagli ambientalisti che lo hanno atteso lungo le strade ferrate che dalla Francia portano al Nord ella Germania. Partito lo scorso 23 novembre da Valognes, il convoglio è arrivato a Dannenberg, dove i 12 contenitori saranno scaricati. Quale sarà la loro destinazione finale? Dopo aver lasciato il centro Areva di La Hague, in Francia, le scorie tedesche, trasferite sui camion saranno portate nell’ex miniera di sale di Gorleben, che al momento è diventata un sito temporaneo di stoccaggio per questo genere di rifiuti.

Ma gli ambientalisti hanno provato di tutto pur di non far varcare il confine alle 300 tonnellate di scorie radioattive. E il bilancio finale non può che confermarlo. 150 feriti, 1300 arrestati, un vero e proprio bollettino di guerra. Una guerra durata quattro giorni, iniziata lo scorso giovedì su un fronte di centiania di chilometri, fino ai confini tra i due stati.

Giunto in Germania, per il treno della morte è stato un viaggio lunghissimo. 20mila poliziotti a scortarlo, manifestanti feriti e allontanati dai binari a suon di manganello. 12 arresti, almeno fino a ieri, dove è stato violato anche l’ultimo blocco degli ambientalisti, ad Harlingen, pochi chilometri prima della stazione di Dannenberg.

Ma i manifestanti non si sono ancora arresi e hanno promesso di ostacolare anche il trasporto delle scorie a Gorleben. La loro richiesta è quella dell’addio immediato all’atomo, senza attendere il 2022, anno della dismissione di tutte le centrali tedesche.

Francesca Mancuso

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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