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I cambiamenti nell’orbita terrestre hanno permesso alla vita di sopravvivere alle ere glaciali. Lo studio

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Durante il più terribile cambiamento climatico vissuto dal nostro Pianeta (prima di questo in corso), le modifiche nell’orbita terrestre hanno consentito alla vita come la conosciamo noi di prosperare. È la scoperta frutto di un eccezionale lavoro guidato dall’Università di Southampton (Regno Unito).

Singolare quanto affascinante ricerca: gli esperti hanno studiato una successione di rocce depositate al tempo in cui la maggior parte della superficie terrestre era ricoperta di ghiaccio, durante una grave glaciazione soprannominata ‘Snowball Earth’ (letteralmente ‘Terra a palla di neve’), che durò oltre 50 milioni di anni. Da tempo, infatti, gli scienziati si domandano come è riuscita la vita a sopravvivere a tale disastro climatico.

Il team di ricerca si è avventurato quindi nell’entroterra del Sud Australia, dove ha preso in esame unità di rocce glaciali spesse chilometri formate circa 700 milioni di anni fa. A quel tempo, l’Australia si trovava più vicino all’equatore  e le rocce studiate mostrano prove inequivocabili che le calotte glaciali si estendevano fin lì anche allora, fornendo indizi convincenti che la Terra era completamente ricoperta da un guscio ghiacciato.

Durante la glaciazione, l’oceano ghiacciato sarebbe stato completamente isolato dall’atmosfera. E, senza il normale scambio tra il mare e l’aria, molte variazioni climatiche che normalmente si verificano semplicemente non sarebbero avvenute.

Ma le rocce mostravano prove di acqua liquida che scorre sulla superficie terrestre: come era possibile se quest’acqua, all’epoca, doveva essere solo sotto forma di ghiaccio?

cambiamenti orbita terrestre evoluzione vita

©Nature Communication

Qui i ricercatori hanno fatto il salto di qualità, trovando l’”anello mancante”: le rocce avevano mantenuto la “memoria” dei cicli orbitali terrestri (che cambiano periodicamente), e questo ha permesso loro di concludere che i cambiamenti nell’orbita terrestre (che influenza la magnetizzazione delle rocce stesse) hanno permesso la crescita e la diminuzione delle calotte glaciali, consentendo lo sviluppo di regioni periodiche prive di ghiaccio sulla Terra anche in quel terribile periodo glaciale.

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Questa scoperta risolve una delle principali controversie con l’ipotesi della Snowball Earth – spiega Ross N. Mitchel, primo autore del lavoro – L’osservazione di lunga data di una significativa variabilità sedimentaria durante le glaciazioni di quel periodo è apparsa in contrasto con una riduzione così estrema del ciclo idrologico […]. Il nostro studio indica l’esistenza di “oasi” prive di ghiaccio nell’oceano che hanno fornito un santuario alla vita animale per sopravvivere all’evento climatico più estremo nella storia della Terra.

La natura vince sempre (ma non provochiamola troppo).

Il lavoro è stato pubblicato su Nature Communications.

Fonti di riferimento: Università di Southampton  / Nature Communications  

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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.
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