“Non bruciate quel maiale per risolvere un caso in Tribunale!”, la lettera disperata

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Un imprenditore scomparve nel lontano 2015 e oggi, per verificare alcune tesi, si chiede di bruciare un maiale. Ma quello che rischia di essere il macabro epilogo di un caso giudiziario non può passare inosservato. Risparmiate quel maiale!

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Ha fatto molto scalpore, nei giorni scorsi, la decisione della Corte d’assise di Brescia che, nell’intento di accertare la verità sulla scomparsa di un imprenditore, ha chiesto di verificare come brucia un corpo in un forno fusorio, mettendo a sua volta al rogo un maiale. Ne parlammo qui.

Gli animalisti (ma diremmo l’intera opinione pubblica) non ci stanno e la LAV invia una lettera aperta al Presidente del Tribunale di Brescia e al Procuratore Capo di Brescia, richiamandosi alla disciplina europea, costituzionale e nazionale, di cui chiede il rispetto alla Corte, e sottolineando come, in caso di uccisioni non necessitate di animali, sia potenzialmente ipotizzabile la violazione dell’articolo 544 -bis del Codice penale “Uccisione di Animali”.

Un atto macabro, che non può essere giustificato secondo un criterio di necessità e, per il quale, sia dal punto di vista etico, sia da quello legale, non fa alcuna differenza che l’animale ucciso e bruciato fosse già malato – commenta il Presidente LAV Gianluca Felicetti.

È importante che questo fatto non divenga un pericoloso precedente, anche perché, lo ricordiamo, il rispetto degli animali e della loro vita è sancito per Legge e oggi lo è ancora di più, con lo specifico riconoscimento della loro tutela nella nostra Costituzione, grazie alla riforma entrata in vigore lo scorso 9 marzo.

QUI la lettera aperta inviata dalla LAV.

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Fonte: LAV

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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