In Italia ci sono ancora 6mila esemplari prigionieri nelle gabbie degli allevamenti chiusi

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È allarme per il destino dei visoni degli allevamenti italiani, che saranno smantellati entro giugno: circa 6000 esemplari rischiano di morire

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In tanti avevano esultato dopo la storica notizia della chiusura definitiva degli allevamenti di visoni nel nostro Paese. Il divieto di sfruttare animali per la realizzazione di pellicce è entrato in vigore lo scorso 1° gennaio. Peccato, però, che nei 5 stabilimenti – disseminati tra Emilia-Romagna, Lombardia e Abruzzo – che dovranno essere smantellati entro fine giugno sono ancora prigionieri nelle gabbie circa 6000 visoni riproduttori, la cui sorte non è ancora nota.

Quale sorte per i visoni?

In realtà la legge approvata a fine anno prevedeva l’emanazione di un decreto da parte del Ministero dell’Agricoltura, finalizzato a regolamentare il trasferimento degli animali.

Nella Legge di Bilancio, infatti, si faceva riferimento alla possibilità di affidare gli animali ai centri di tutela di fauna selvatica riconosciuti.

“Questi animali non possono essere uccisi semplicemente perché bisogna svuotare le gabbie (l’uccisione di animali è sanzionata dall’art. 544-bis del Codice Penale), così come l’abbattimento non può avvenire come misura sanitaria anti-Covid19 in assenza di un conclamato focolaio in allevamento” chiarisce la LAV (una delle principali organizzazioni che si sta battendo per assicurare un futuro dignitoso a questi animali).

Leggi anche: Chiusura allevamenti di visoni: che fine faranno gli animali rimasti e come verranno riconvertite le aziende

Ma il decreto in questione non è ancora arrivato e il ministro Patuanelli non ha neanche convocato le associazioni animaliste che dovrebbero occuparsene, come spiegano gli attivisti della LAV.

Maggiore sarà il ritardo con cui il Ministro Patuanelli andrà a disciplinare la cessione dei visoni, maggiori saranno le difficoltà per potere accogliere questi animali che, va ricordato, per le particolari caratteristiche etologiche (sono animali selvatici che non vivono in gruppo e vanno stabulati in recinzioni singole, – sottolinea Simone Pavesi, Responsabile LAV Area Moda Animal Free – oltre al fatto che necessitano di libero accesso ad acqua per potere immergersi) richiedono strutture idonee che possano ospitarli e che, ad oggi, non esistono”.

Un grave ritardo che si potrebbe trasformare in una condanna a morte per i poveri animali.

“Siamo fortemente preoccupati per la sorte di questi 6.000 visoni, serve un intervento urgente per poterli salvare” aggiunge Pavesi.

Anche se il decreto dovesse arrivare nelle prossime settimane è molto probabile che possa salvarsi solo un numero esiguo di visoni, visto che gli esemplari non sono poche centinaia, ma ben 6000 e quindi risulterà piuttosto complesso organizzare il loro trasferimento. Inoltre, si tratta di predatori selvatici, suscettibili all’infezione da Covid, e non adatti a vivere in branco. In poche parole: più tardi verrà emanato il decreto, meno speranze ci saranno per i visoni.

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Fonte: LAV

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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