Il grido inascoltato di oltre 5000 visoni che rischiano l’abbattimento negli allevamenti italiani chiusi mesi fa

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A distanza di quasi un anno dall'approvazione del decreto che ha vietato gli allevamenti da pelliccia in Italia, oltre 5000 visoni restano imprigionati nelle gabbie, in un limbo senza fine e rischiano di andare incontro all'abbattimento. Per salvarli le associazioni animaliste hanno rivolto un nuovo appello urgente alle istituzioni. Sarà l'ennesima richiesta ignorata?

Libera Terra

Poco meno di un anno fa esultavamo per la storica notizia della messa al bando degli allevamenti di visioni e altri animali da pelliccia in Italia. Ma ben presto quella gioia ha lasciato il posto all’amarezza e alla delusione. Sono oltre 5000, infatti, i visoni che restano attualmente intrappolati nelle gabbie, in strutture lager, in una sorta di limbo infinito.

Tutti questi mustelidi rischiano di andare incontro ad un destino terribile: l’abbattimento. Da mesi le associazioni animaliste, in particolare la LAV (Lega Anti Vivisezione) ed Essere Animali, chiedono risposte chiare e urgenti alle istituzioni italiane, ma la sorte di questi animali sembra non importare davvero a nessuno.

L’entrata in vigore del decreto che ha vietato di allevare animali da pelliccia in Italia risale allo scorso 1° gennaio e da allora non si sa ancora che fine faranno quei migliaia di visoni rinchiusi nei 5 allevamenti sparsi sul territorio italiano.

Soltanto a fine luglio il ministro delle Politiche Agricole Patuanelli ha rilasciato uno schema di decreto interministeriale recante “Criteri e modalità di corresponsione dell’indennizzo a favore dei titolari degli allevamenti di visoni, volpi, cani procione, cincillà e di animali di qualsiasi specie per la finalità di ricavarne pelliccia, nonché la disciplina delle cessioni e della detenzione dei suddetti animali”, sul quale la Conferenza Stato-Regioni è stata invitata ad esprimere un parere.

Nell’atto si fa riferimento alle risorse economiche destinate agli allevatori, ma la gestione dei visoni resta ancora un mistero.

Il Parere rilasciato incrementa di un buon 30% le varie voci di indennizzo previste per gli allevatori e sostituisce i “verbali ispettivi dell’Autorità veterinaria” finalizzati a documentare l’effettiva numerosità di visoni presenti nei singoli allevamenti, con una non ben identificata “altra documentazione ufficiale”. – osservano in una nota le associazioni LAV, Essere Animali, HSI/Europe e Leidaa – Oltre a queste proposte di modifica allo schema di Decreto, le Regioni di fatto ritardano la possibilità di accasamento dei visoni proponendo di rimandare ad ulteriore Decreto interministeriale la regolamentazione della sterilizzazione obbligatoria dei visoni rimasti negli allevamenti e dei requisiti strutturali e gestionali che le strutture dovranno garantire per essere ritenute idonee all’accoglimento degli animali.

Migliaia di visoni in un limbo senza fine

La paura più grande delle associazioni animaliste è che tutta l’assurda vicenda si concluda con un epilogo crudele, ovvero con l’uccisione degli animali.

Risulta inoltre problematica la previsione che “qualora si ravvisasse da parte dell’autorità competente un rischio di compromissione delle condizioni di benessere” nel periodo che intercorre tra la data di vigenza del Decreto che stanzia gli indennizzi e l’effettivo trasferimento dei visoni, “potrà essere consentita la soppressione degli animali” – denunciano gli attivisti – Tale previsione è innanzitutto palesemente insensata poiché le gabbie degli allevatori, in cui attualmente si trovano i visoni, sono le stesse che sino allo scorso anno erano considerate idonee per stabulare gli animali per la produzione di pellicce. Inoltre, la previsione di abbattimento è in violazione del Codice Penale, art.544-bis, per cui “Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da quattro mesi a due anni”.

In realtà l’emendamento alla Legge di Bilancio prevedeva la possibilità di trasferire gli animali in strutture preferibilmente gestite, direttamente o indirettamente, da associazioni animaliste riconosciute, anche se – come spiegato Simone Pavesi, responsabile dell’Area Moda Animal Free della LAV – gran parrte degli esemplari potrebbe essere abbattuta, trattandosi di predatori selvatici che non vivono in branco e non possono essere rilasciati in natura.

Leggi anche: La “nostra” Roberta Ragni vince il premio Ivan Bonfanti 2022 per la sua inchiesta sugli allevamenti di visoni in Italia

L’ennesimo appello rivolto alle istituzioni

Ci appelliamo ai Ministri uscenti ma ancora direttamente competenti sino a formazione del nuovo Governo, Stefano Patuanelli, Roberto Speranza e Roberto Cingolani,  – scrivono le associazioni animaliste che stanno portando avanti la battaglia a tutela dei visoni – affinché non diano seguito al Parere delle Regioni ma prendano i giusti provvedimenti per dare seguito a quanto stabilito dalla Legge di Bilancio che ha vietato l’allevamento di animali per la produzione di pellicce e ha previsto l’eventuale cessione degli oltre 5.000 visoni, attualmente intrappolati in una sorta di limbo senza fine.

Ci auguriamo che non si tratti dell’ennesimo appello ignorato.

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Fonte: LAV

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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