Dilaga l’influenza aviaria negli allevamenti, circa 70 i focolai confermati. Verona è la provincia più colpita

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Crescono i casi di influenza aviaria negli allevamenti italiani. Allerta in Veneto, dove si registra la maggior parte dei focolai

L’influenza aviaria si sta diffondendo a macchia d’olio sul nostro territorio. Dopo i primi casi scoperti a Ferrara, a Verona e a Ostia nelle scorse settimane, si registrano nuovi focolai negli allevamenti del Padovano e del Veronese. Sono almeno una 70ina quelli confermati, con milioni di animali coinvolti, molti dei quali sono già stati abbattuti. A renderlo noto è il Sivemp Veneto (Sindacato italiano veterinari medicina pubblica), che nella nota pubblicata qualche giorno fa spiega che l’alto numero di esemplari colpiti “sta rendendo difficoltose  le operazioni di smaltimento”. Finora sono due i sottotipi di virus manifestati: l’H5 e l’H5N1.

La provincia di Verona al momento è quella in cui l’allerta è più alta. I focolai sono concentrati principalmente nella Bassa Veronese, zona ad alta densità di allevamenti intensivi e, appena si registrano dei casi, la procedura prevede l’abbattimento degli esemplari. 

Oltre ai casi già confermati nel Veronese, nello scorso fine settimana sono stati segnalati altri focolai in provincia di Padova in un allevamento biologico di pollame – le galline coinvolte sono circa 30mila – e in uno di anatre a Ospedaletto Euganea (qui gli animali interessati sono ben 69mila). Cresce l’allerta anche il provincia di Brescia. 

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La categoria di animali maggiormente colpita continua ad essere quella dei tacchini da carne, ma sono stati coinvolti anche allevamenti di broiler oltreché di galline ovaiole, quaglie e anatre — chiarisce il Sivemp. – Visto il coinvolgimento di nuovi territori nazionali che non rientrano nella zona di ulteriore restrizione (ZUR) istituita con il Dispositivo dirigenziale n. 25660 del 5 novembre 2021, con nuovo dispositivo in fase di elaborazione, la ZUR verrà ampliata oltre i confini della precedente al fine di poter applicare le misure necessarie a contrastare l’ulteriore diffusione della malattia nelle zone indenni della pianura Padana.

Nel frattempo il Ministero della Salute ha ricordato nuovamente che “considerate le caratteristiche epidemiologiche della malattia, risulta di estrema importanza continuare a mantenere alta l’attenzione su eventuali aumenti anche minimi di mortalità, cali di produzione improvvisi o qualsiasi altro elemento che possa far sospettare la presenza della malattia e adottare pedissequamente le misure di biosicurezza di cui all’OM 26 agosto 2005 e successive modifiche e integrazioni.”

Insomma, siamo di fronte ad una vera emergenza e a fare le spese della cattiva gestione degli allevamenti intensivi – dove gli esemplari vengono ammassati, trasformando gli stabilimenti in veri e propri serbatoi di virus – sono ancora una volta migliaia di animali che sono già stati sterminati (e continueranno ad essere abbattuti nei prossimi giorni).

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Fonte: Sivemp Veneto

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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