Allevamenti Fileni di nuovo nella bufera: polli ammassati e uccisi brutalmente (anche negli allevamenti bio)

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In un servizio di Report vengono documentate le terribili condizioni in cui vivono (e vengono uccisi) i polli negli allevamenti intensivi Fileni, anche biologici. Non è tardata però ad arrivare la replica dell'azienda

Si torna a parlare degli allevamenti intensivi di polli (anche bio) e di quanto ci sia ancora da fare per garantire il benessere animale in questi luoghi, che assomigliano ancora troppo a lager piuttosto che ad allevamenti.

A mostrare nuove immagini scioccanti, riprese in alcuni allevamenti italiani, è la trasmissione Report, in un servizio andato in onda il 9 gennaio dal titolo “Che Polli”!

Ancora una volta dobbiamo fare i conti con immagini terribili e molto crude di ciò che avviene quotidianamente in molti allevamenti intensivi, anche italiani e bio. Inutile chiudere gli occhi di fronte alla realtà.

A documentare le condizioni negli allevamenti di polli, in particolare quelli dell’azienda leader della produzione biologica di pollo in Italia (Fileni), sono alcuni video inviati dalla LAV e poi trasmessi nel servizio di Report.

Iniziamo dicendo che circa il 98% dei polli da carne allevati in Italia sono di razza broiler, appositamente selezionata geneticamente negli anni per crescere in maniera veloce e spropositata, sviluppando in particolare le parti di pollo più richieste dal mercato (e già questa è una prima crudeltà).

Pensate che i broiler finiscono al macello a circa 4 settimane di vita. Come ha dichiarato a Report Roberto Bennati, Direttore Generale LAV:

Viene selezionato il tratto che permette a questi polli di crescere velocemente, di avere parti molto sviluppate ad esempio il petto: hanno un petto enorme e non hanno la forza per tenersi sulle zampe. Questo solo la manipolazione genetica senza regole lo consente.

I polli, in quelle poche settimane di vita che gli sono concesse, soffrono terribilmente. Sviluppano infatti malattie cardiorespiratorie e muscoloscheletriche dovute al loro corpo deforme ed enorme che muscoli e cuore non sono in grado di sostenere.

Inoltre, vista la grande richiesta di pollo nel nostro Paese, gli allevamenti tengono un numero spropositato di esemplari. Gli animali sono ammassati in capannoni, spesso non possono camminare e giacciono sulle loro feci non riuscendo neppure ad alzarsi. Tanti consumatori, però, non hanno la minima idea che negli allevamenti avviene tutto questo.

Ma le crudeltà non sono ancora finite qui. Anche al momento di essere macellati, i polli vengono uccisi senza pietà, gli viene torto il collo e sono lanciati di lato.

Le immagini mostrate da Report, girate nell’allevamento Fileni di Monteroberto, non lasciano spazio all’immaginazione. In alcuni casi si utilizzano anche i piedi, schiacciando gli animali.

Tra l’altro, come spiega Alberto Tibaldi, Direttore funzione veterinaria e sicurezza alimentare di Asur Marche, i polli possono essere abbattuti all’interno dei capannoni solo in casi rari, non come prassi consueta.

Anche la torsione del collo è inappropriata ed è considerata crudeltà su animali ma un ex operaio di Fileni, oscurato in volto, ha testimoniato che viene dato ai lavoratori un foglio in cui si spiega la procedura per uccidere i polli, appunto torcendogli il collo.

E il bio?

Come ricorda la Lav:

Purtroppo, le criticità spesso si nascondono anche dietro metodi di allevamento, come il biologico, che dovrebbero garantire migliori condizioni di vita agli animali e verso cui i consumatori si indirizzano sempre più, vista la crescente attenzione alle condizioni degli animali allevati a scopi alimentari e alla sostenibilità della produzione.

I polli biologici, infatti, dovrebbero trascorrere una parte della loro vita all’aria aperta, ma non è quello che avviene in alcuni allevamenti, secondo le denunce di Lav e Report.

Fileni in merito all’utilizzo di polli di razza broiler nel bio ha fatto sapere che:

Nella propria filiera biologica, Fileni ha quasi ultimato la sostituzione della razza “Ross 308” (tradizionalmente impiegata negli allevamenti convenzionali) con i genotipi indicati dalle associazioni animaliste.

L’allevamento Fileni di Monteroberto dovrebbe essere già chiuso

Cosa ancora più assurda è che l’allevamento Fileni di Monteroberto, secondo il Consiglio di Stato, dovrebbe essere già chiuso da tempo, in quanto realizzato in una fascia fluviare protetta.

Leggi anche: L’allevamento Fileni di Monteroberto è ancora attivo (nonostante il divieto), ecco cosa sta accadendo

Ma come mai è ancora aperto? Spiega bene cosa è successo il seguente video di Report.

Fileni comunque ha dichiarato che:

Dopo il 31 ottobre, nessun nuovo animale è stato ‘introdotto’ a Monte Roberto, ma si è solo provveduto a portare a maturazione i cicli precedentemente accasati sulla scorta del regime autorizzativo adottato proprio a seguito della sentenza del Consiglio di Stato, anticipando anche le catture rispetto alle tempistiche normalmente osservate. L’impianto è completamente vuoto e inattivo dallo scorso 9 dicembre.

La replica Fileni

La replica di Fileni alla trasmissione RAI non ha tardato ad arrivare e l’azienda ha risposto all’ennesima denuncia di maltrattamenti agli animali nei suoi allevamenti e a tante altre domande poste da Report.

Si tratta di ben 12 pagine di replica che potete leggere integralmente qui.  In merito a quanto si vede nei video l’azienda scrive che:

Segnaliamo che Fileni rispetta e promuove quanto previsto dalla legge in tema di benessere animale (d.lgs. 181/2010): i capi-allevamento ed i soccidari ricevono, infatti, una formazione ad hoc erogata in collaborazioni con le ASL, che concerne, tra le altre cose, anche le corrette modalità di abbattimento. Un team interno di veterinari e tecnici è, inoltre, continuamente impegnato nel monitoraggio e nell’implementazioni di azioni migliorative. L’abbattimento ordinariamente avviene all’interno degli impianti di macellazione, con il sistema automatizzato del taglio del collo, come previsto dalle procedure per il contenimento della sofferenza animale.

E poi continua:

Può accadere che, prima di quella fase, animali malati o sofferenti vengano soppressi dagli addetti dei singoli allevamenti, come previsto dalla legge (Cfr. art. 9, all. 1 al d.lgs. 181/2010). I nostri operatori sono formati per praticare correttamente l’abbattimento, nel rispetto della normativa di settore, che contempla la torsione, previa distensione anche manuale del collo (c.d. dislocazione) espressamente prevista e autorizzata dall’art. 4 del Regolamento Europeo 1099/2009, relativo alla protezione degli animali durante l’abbattimento (cfr. All. 1 – Tab. 1, punto n. 5). Il mancato rispetto delle corrette modalità di esecuzione di questa manovra costituisce una violazione delle procedure aziendali, passibile di sanzioni a carico degli operatori negligenti.

Con particolare riferimento al contenuto di un video asseritamente raccolto dalla LAV e pubblicato solo nella mattinata odierna sulla pagina Facebook di Report, che illustrerebbe il calpestamento di polli ad opera di un addetto presso il sito di Monte Roberto, è appena il caso di rilevare che: i) non sono evincibili le circostanze di luogo e di tempo in cui il video sarebbe stato realizzato, onde l’Azienda – mai prima d’ora messa in condizione di esaminare quel materiale – si riserva ogni più opportuna verifica interna; ii) ove anche si trattasse davvero di un allevamento riconducibile a Fileni, la ricezione e l’utilizzo da parte di Report di immagini evidentemente “rubate” ed acquisite indebitamente solleverebbe diversi interrogativi in punto di liceità (finanche penale); iii) in considerazione di ciò, è tutt’altro che peregrino il sospetto che quelle immagini possano costituire il frutto di un allestimento ad hoc in pregiudizio dell’Azienda, se non una vera e propria forma di deliberato sabotaggio “con il favor di telecamera”.
Detto questo, ribadiamo che ogni eventuale condotta non corretta tenuta da singoli addetti agli allevamenti configurerebbe una violazione dei doveri collegati al rapporto di lavoro (assumendo anche rilevanza disciplinare) e non può certo essere spacciata per una policy aziendale, né per una prassi favorita o tollerata dalla società, che – prima di oggi – non aveva mai avuto segnalazioni in tal senso, neppure dalla Lav.

La LAV propone una soluzione (anche per evitare una futura pandemia)

La LAV scrive:

Ciascuno di noi può contribuire a mettere fine definitivamente alla sofferenza dei polli, scegliendo fin da subito di lasciare la carne di questi animali appena nati fuori dal proprio piatto, al di là di una narrazione pubblicitaria che garantisce prodotti naturali e buoni, salvo poi scoprire che di naturale, per gli animali che muoiono a 4 settimane con malformazioni fisiche, c’è ben poco.

Dato che quello che mostrano i video è un sistema di produzione sempre più insostenibile, questo va indubbiamente fermato al più presto anche perché, ricorda la Lav:

sono proprio i polli, insieme ad altri avicoli, ad essere colpiti dall’influenza aviaria che lo scorso inverno ha causato la morte di oltre 14 milioni di animali, moltissimi dei quali abbattuti. Influenza aviaria che anche adesso ha già fatto registrare focolai in tutto il Paese e che ha già fatto il salto di specie più volte negli ultimi decenni, contagiando l’uomo.

Secondo David Quammen, saggista e divulgatore scientifico intervistato da Report (lo stesso che aveva previsto l’arrivo del Covid molti anni prima), potrebbe essere proprio l’avaria e in particolare il virus H5N1 ad essere candidato a sviluppare la prossima pandemia.

Potete vedere il servizio integrale di Report sui polli QUI.

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Fonte: Report /LAV

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, consumi e benessere olistico. Laureata in lettere moderne, ha conseguito un Master in editoria

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