Quei rottami d’auto italiane non bonificati pronti per essere spediti in Africa sono solo la punta dell’iceberg di un problema più grosso

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È probabilmente solo l’ultima delle tante volte in cui rottami di auto finiscono dritti in Africa. Qui, in realtà, arriva almeno la metà dei veicoli usati esportati nei Paesi a basso e medio reddito. Con danni enormi per l’ambiente e la salute, ma anche per la sicurezza stradale

Motori con oli lubrificanti e assi delle sospensioni, scocche e fanalini, cabine di camion, pneumatici e pedane in legno verniciate: più di 100 tonnellate di rottami d’auto non bonificati erano diretti in Egitto, una lunga serie di rifiuti considerati tossici perché non bonificati bloccata appena in tempo a Roma. Denunciata per ora una sola persona.

Il blitz è scattato in un terreno di un privato di un cittadino egiziano a Villalba di Guidonia, provincia nord est della Capitale.

Come si legge in una nota, i funzionari dell’Agenzia Dogane e Monopoli-ADM della SOT Roma Est dell’Ufficio ADM di Roma 1, nel corso dei controlli sui flussi di merci in esportazione, hanno bloccato un’esportazione di alcune decine di tonnellate di rottami costituiti da parti di mezzi di trasporto tra l’altro, motori di camion pieni di olio lubrificante e altre parti meccaniche, quali gli assali (la cui esportazione è vietata) e quindi, con la collaborazione dei Carabinieri Forestali della Stazione di Guidonia di Montecelio, hanno proceduto a sequestrare tutto il carico in partenza.

La merce era stata presentata per lo sdoganamento, ma dopo la preventiva analisi dei rischi e sulla base delle banche dati in disponibilità di ADM, è stata bloccata per effettuare più approfonditi controlli.

I funzionari doganali hanno quindi riscontrato l’illiceità della esportazione della merce in questione, mentre il titolare della ditta organizzatrice della spedizione è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria per falso ideologico e traffico internazionale di rifiuti.

Non solo pezzi e rottami

C’è un report dell’ONU (Programma per l’ambiente – Unep) che vale la pena ricordare e che riguarda l’import-export di auto, furgoncini o altri veicoli che dall’Europa, dagli Stati Uniti e dal Giappone sono portati in altre parti del mondo.

Secondo il rapporto, tra il 2015 e il 2018 sono stati esportati in tutto il mondo 14 milioni di veicoli leggeri usati. Circa l’80% è finito nei Paesi a basso e medio reddito e la metà è arrivato in Africa. Queste le percentuali dell’import di veicoli usati: paesi africani (40%), paesi dell’Est Europa (24%), Asia-Pacifico (15%), Medio Oriente (12%) America Latina (9%).

E attenzione, non sono solo “veicoli usati”: in questi Paesi a basso reddito arrivano auto e pulmini di seconda o anche terza mano che non hanno mai ricevuto una revisione né una bonifica. Tutto ciò costa anche in termini ambientali.

Le emissioni dei veicoli sono una fonte significativa di particolato fine (Pm2,5) e ossidi di azoto (NOx) che sono le principali cause di inquinamento atmosferico urbano, si legge nel documento.

Con l’uso dei Paesi sviluppati di esportare sempre più i loro veicoli usati nei Paesi in via di sviluppo si è finito per esportare sempre più veicoli inquinanti, dal momento che questo tipo di export in gran parte non è regolamentato.

Secondo il report, infine, circa due terzi dei 146 Paesi analizzati hanno politiche di regolamentazione dell’import di veicoli usati “deboli” o “molto deboli”.

QUI trovi tutto il rapporto ONU.

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Fonte: Agenzia Dogane e Monopoli-ADM 

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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