Rifiuti organici: da gennaio 2022 scatta l’obbligo di raccolta dell’umido e delle bioplastiche in tutti i Comuni

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L’Italia introduce l’obbligo della raccolta differenziata della frazione umida e anche delle plastiche biodegradabili e compostabili.

L’Italia introduce l’obbligo della raccolta differenziata della frazione umida e, al suo interno, anche delle plastiche biodegradabili e compostabili. Un’impresa quasi impossibile

Diciamoci la verità, la novità è senz’altro positiva e lungimirante (restituirà di fatto sostanza organica ai terreni, frenando il loro degrado e il rilascio di CO2 in atmosfera), ma quanto applicabile? Dall’imminente 1° gennaio 2022 in tutti i Comuni italiani sarà obbligatorio prevedere la raccolta differenziata della frazione umida. Una cosa fattibilissima nei medi e piccoli Comuni, ma quanto nelle grandi città, già non esattamente performanti in materia di raccolta rifiuti?

A prevederlo è l’articolo 182 ter del decreto legislativo 152/2006 che recepisce in Italia la direttiva europea 2018/851 in materia di rifiuti. In pratica, gli scarti organici dovranno essere separati dagli altri rifiuti e, con i residui di cibo, dovranno essere raccolti anche gli imballaggi in plastica biodegradabile e compostabile certificati EN 13432, tutto per la trasformazione in compost.

Non solo scarti di cibo, ma anche sacchetti in bioplastica, piatti, bicchieri e stoviglie monouso realizzate in materiale compostabile.

La disposizione impone quindi ai Comuni italiani di attivare un servizio di raccolta differenziata dei rifiuti organici, tramite contenitori a svuotamento riutilizzabili o con sacchetti compostabili certificati a norma UNI EN 13432-2002.

La norma introdotta dalla direttiva europea, ed anticipata in Italia, è un’ottima notizia per chiunque abbia a cuore la corretta gestione sostenibile dei materiali post consumo – dice Enzo Favoino, ricercatore presso la Scuola Agraria del Parco di Monza e Coordinatore del Comitato Scientifico di Zero Waste Europe. La raccolta dell’organico è fondamentale perché offre un contributo essenziale alla massimizzazione dei tassi di raccolta differenziata. Senza l’organico non saremmo potuti arrivare al 65% circa di raccolta differenziata raggiunto dall’Italia. Inoltre, separando bene l’organico, riduciamo la fermentescibilità dei rifiuti residui indifferenziati non riciclabili. Ciò permette ai Comuni di ridurne la frequenza di raccolta il che, oltre a ridurre i costi complessivi di raccolta, spinge i cittadini a separare meglio anche le altre frazioni riciclabili.

Un vantaggio in termini ambientali, anche per un aumento della produzione di compost. Un’attività che vede l’Italia in cima alla classifica europea (la capacità del nostro sistema di compostaggio supera i 7 milioni di tonnellate, seconda solo alla Germania). Ad oggi, l’80% della popolazione è collegato con la raccolta dello scarto organico. Il nuovo obbligo renderà possibile estenderlo al 100%.

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In questo percorso, anche le bioplastiche compostabili possono fornire il loro contributo, quando vengono correttamente conferite insieme all’organico.

Ricordiamoci sempre di usare le bioplastiche compostabili per raccogliere la frazione organica – spiega Marco Versari, presidente di Biorepack, il consorzio di filiera del sistema Conai dedicato agli imballaggi in bioplastica compostabile. I sacchetti biodegradabili e compostabili hanno contribuito a rendere l’Italia il Paese europeo che raccoglie più frazione organica. Insieme all’organico ora devono essere conferiti nell’umido i sacchetti della spesa, le cialde del caffè realizzate in materiale compostabile, i nuovi imballaggi. Tutto ciò contribuisce ad aumentare ulteriormente questi tassi di raccolta”.

Non solo: l’uso di strumenti per la raccolta differenziata come i sacchetti compostabili, correttamente usati per raccogliere la frazione umida e conferiti con essa, migliora anche la qualità della raccolta e riduce i contaminanti plastici nel terreno. 

La gestione dei rifiuti è un tema complesso e lo ancora di più nelle città con milioni di abitanti. La raccolta differenziata rimane uno strumento cruciale per ridurre sprechi e inquinamento, ma ancora in moltissime parti d’Italia viene utilizzata meno di quanto previsto per legge. L’obbligo di prevedere la raccolta differenziata della frazione umida verrà recepito sul serio da tutte le Amministrazioni? O sarà un’altra falla che impoverirà ulteriormente le casse dei Comuni (se ci sarà un obbligo non rispettato, ci sono sanzioni?)?

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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