Stop agli imballaggi in plastica per frutta e verdura in Francia, ma le lobby cercano di ritardare

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Dal primo gennaio 2022 in Francia non si potranno più vendere frutta e verdura in imballaggi di plastica ma con molte eccezioni alla regola

Quanta frutta e verdura dobbiamo mangiare ogni giorno?

In Francia all’inizio del 2022, frutta e verdura fresche per legge non dovranno più essere avvolte nella plastica. Ma il numero di esenzioni è alto e i produttori di fatto continueranno ancora per qualche anno con i loro imballaggi inquinanti.

Quante volte al supermercato abbiamo notato che frutta e verdura vengono spesso confezionate con montagne di plastica e altrettante abbiamo pensato che sarebbe davvero il caso di smettere di utilizzare in questo modo un materiale così inquinante. Tempo fa avevamo addirittura lanciato la campagna  #svestilafrutta per sensibilizzare i consumatori e invogliarli a scegliere prodotti sfusi, lasciando sugli scaffali quelli confezionati in plastica. (Leggi anche: #svestilafrutta, greenMe.it dice no all’abuso degli imballaggi. E tu? Partecipa!).

Vi abbiamo segnalato anche diversi “casi limite” in cui addirittura la plastica circondava piccolissime porzioni di frutta, magari anche già sbucciata. (Leggi anche: Kiwi sbucciati e avvolti nella plastica. L’ultima assurdità scovata in un supermercato francese).

Ma c’è chi prende provvedimenti in merito. La Francia, già da marzo 2021, ha pronta una bozza di decreto relativo all’obbligo di presentare in vendita ortofrutticoli freschi non trasformati senza imballaggi realizzati interamente o parzialmente in plastica. La legge anti-rifiuti per i piani di economia circolare intende vietare tali imballaggi di plastica a partire dal 1 ° gennaio 2022.

C’è la regola, ma ci sono già anche le eccezioni. Tale legge, infatti, non si applica ad esempio ai sacchi di frutta e verdura da 1,5 kg nonché agli ortofrutticoli che presentano un rischio di deterioramento se venduti sfusi, il cui elenco è fissato dal decreto. E anche per le piccole quantità la lista delle deroghe è lunga e comprende una trentina di casi di esenzioni valide fino al 2023 o il 2026.

La fragilità di alcuni prodotti spiega le precauzioni, quindi sono esenti dalla normativa ad esempio i frutti rossi ma anche i semi germogliati a cui viene concesso un rinvio fino al 2026.

Un lasso di tempo che dovrebbe consentire ai produttori di trovare imballaggi più ecologici. Il problema, come segnala la rivista 60 millions di consommateur, è che la lista è molto (troppo) lunga e all’interno vi sono categorie di prodotti non giustificabili tra cui uva, fagiolini, albicocche, indivie e broccoli, prodotti per cui è dubbio il vantaggio di aspettare ancora un anno o addirittura 3 prima di trovare un’alternativa agli imballaggi in plastica.

A chiedere le deroghe e più tempo per organizzarsi sono ovviamente i rappresentanti del settore ortofrutticolo che difendono la necessità del packaging in plastica che semplifica la lettura e la presentazione della qualità dei prodotti (come quelli biologici ad esempio) ai consumatori.

Secondo quanto riporta la rivista francese:

I professionisti sono meno intenzionati a eliminare del tutto gli imballaggi rispetto a frutta e verdura fresca confezionata che rappresentano una quota importante delle vendite in questo reparto: 37% in tutti i punti vendita combinati e il 44% per gli ipermercati nel 2020, secondo Francia Agrimer. La lotta contro gli imballaggi inutili è tutt’altro che finita.

Il percorso magari sarà lungo per eliminare completamente la plastica da frutta e verdura ma almeno la Francia sta iniziando. E in Italia?

Fonte: Ministère de la transition écologique / 60 millions de consommateurs

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, consumi e benessere olistico. Laureata in lettere moderne, ha conseguito un Master in editoria

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