Gli Emirati Arabi provocano forti piogge artificiali nel bel mezzo di un’ondata di caldo di quasi 50 gradi (VIDEO)

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Si chiama cloud seeding ed è l’inseminazione delle nuvole per creare la pioggia artificiale. Accade negli Emirati Arabi.

Si chiama cloud seeding ed è l’inseminazione delle nuvole per creare la pioggia artificiale. Lo scopo sarebbe quello di eliminare polvere e sabbia dall’aria in un Paese sostanzialmente arido

Piogge torrenziali ad Abu Dhabi, Dubai e Sharjah nel bel mezzo di una ondata di calore che ha toccato i 50 gradi. Intervento provvidenziale? Non proprio. È tutto frutto di una vera e propria “inseminazione” delle nuvole per aumentare le precipitazioni. Ma che effetti potrà mai avere il controllo indotto del clima nell’equilibrio della biosfera terrestre?

In effetti è proprio così: non tutto, infatti, dipende da naturali fenomeni meteorologici. Così, mentre mezza Europa è in ginocchio per eventi meteo estremi, la copiosità delle ultime precipitazioni negli Emirati Arabi ha “solo” come concausa l’inseminazione delle nuvole, in inglese cloud seeding.

Si tratta di una tecnica di modifica delle nubi per provocare artificialmente i temporali.

Cos’è il cloud seeding

Altro non è che la pratica volta a disseminare particelle nelle nubi per fare piovere o nevicare a comando. Negli ultimi anni, le autorità degli Emirati Arabi Uniti stanno attivamente sviluppando tecnologie per indurre la pioggia nel loro territorio arido. Così, già in primavera, il Paese aveva testato droni che possono causare pioggia applicando scariche elettriche alle nuvole senza utilizzare composti chimici.

Per creare la pioggia artificiale di fatto si stimolano fenomeni temporaleschi lanciando nelle nuvole cristalli di sale, mescolati a magnesio, cloruro di sodio e cloruro di potassio. Per farlo si utilizzano droni dotati di attrezzature speciali che possono solo intervenire nel caso di nubi cumuliformi. Queste sostanze immesse nelle nuvole fungono da nuclei di condensazione e scatenano così le precipitazioni. 

In sostanza, il cloud seeding negli Emirati Arabi Uniti è una strategia utilizzata dal Governo per affrontare le sfide idriche nel Paese (sostanzialmente arido, con una media di 100 mm di pioggia all’anno). Gli Emirati Arabi Uniti sono uno dei primi Paesi della regione del Golfo Persico a utilizzare una simile tecnologia: qui, infatti, la “semina” delle nuvole è iniziata per la prima volta nel 2010 come progetto delle autorità meteorologiche per creare pioggia artificiale, riuscendo a creare tempeste di pioggia nei deserti di Dubai e Abu Dhabi. Secondo gli scienziati, queste operazioni possono aumentare le precipitazioni fino al 30-35% in un’atmosfera limpida e fino al 10-15% in un’atmosfera torbida. 

È giusto tutto ciò?

Il sistema del cloud seeding, peraltro decisamente costoso, è usato anche in Cina, negli Stati Uniti, Russia e Australia. Molti meteorologi ne hanno nel tempo denunciato i rischi, dal momento che non si conoscono le ripercussioni a lungo termine sul pianeta.

2010 uno studio dell’Università di Tel Aviv dimostrò che il ricorso a metodi di inseminazione delle nuvole potesse avere un seppur minimo effetto sulla quantità delle precipitazioni e fu Peter Gleick, esperto mondiale di acqua, a spiegare come nell’ultimo mezzo secolo le tecniche di modificazione del clima non abbiano poi portato a grossi risultati.

Insomma, si tratta sempre di un forzatura per Madre Natura. Soprattutto se si tenta di far piovere nel deserto.

Fonti: National Centre of Meteorology / BBC

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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