Queste comuni piante che crescono sulle spiagge possono acchiappare la plastica, creando una barriera naturale

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Scoperto il ruolo prezioso svolto da piante come lo sparto pungente e la gramigna delle spiagge, in grado di acchiappare la plastica

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Un team di biologi italiani ha scoperto il ruolo prezioso svolto da piante come lo sparto pungente e la gramigna delle spiagge che crescono sulle dune e creano una barriera naturale, proteggendo i mari dai rifiuti di plastica

Ormai quasi nessun luogo è al sicuro dall’invasione dei rifiuti di plastica. I nostri mari stanno soffocando a causa dell”inquinamento e sempre più spesso pesci, tartarughe e altri animali marini finiscono per ingerire microplastiche. Ma per fortuna Madre Natura mette in atto le sue strategie per difendersi e lo fa principalmente attraverso delle piante abbastanza comuni che creano una sorta di barriera verde che protegge le coste del nostro Paese. 

La scoperta arriva da un recente studio, pubblicato sulla rivista Marine Pollution Bulletin e condotto da un team dell’Università di Pisa. Il lavoro è il risultato della tesi di laurea magistrale in Biologia marina di Alessio Mo, esperto in vegetazione costiera.

Per indagare il ruolo prezioso della vegetazione nella lotta all’inquinamento da plastica i ricercatori hanno preso in esame le specie che crescono sul litorale che va da Viareggio a Calambrone nel Parco di Migliarino San Rossore Massaciuccoli. Tre le spiagge analizzate troviamo Calambrone, Lecciona e Bufalina, la prima a sud della foce del fiume Arno e le ultime due a nord, aree in cui si depositano maggiormente i detriti per via delle correnti. E hanno scoperto che piante come lo sparto pungente e la gramigna delle spiagge si comportano come dei veri e propri difensori degli ecosistemi marini. 

La maggior parte del materiale che hanno rinvenuto sul litorale, ovvero il 85%, era costituita da plastiche di natura polimerica, quindi carta e cartone (3,6%) e legno lavorato (3,1%). In particolare, per quanto riguarda la plastica si trattava principalmente di frammenti di piccole e medie dimensioni, resti di spugne domestiche, pacchetti di patatine, involucri di dolci e mozziconi e filtri di sigaretta, ma anche vasi in plastica e sacchetti per mangimi o fertilizzanti agricoli. 

Il problema dei rifiuti costieri è di grande attualità e il legame con la vegetazione è ancora poco studiato interne – spiega la dottoressa Daniela Ciccarelli (del Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa) che ha preso parte allo studio – Quando infatti le dune costiere sono erose o prive di una consistente copertura vegetale i rifiuti possono raggiungere anche le aree più. Questa situazione merita una grande attenzione specie se pensiamo che il Mar Mediterraneo è stato identificato come una delle aree più inquinate del mondo, anche perché è un bacino semichiuso con coste densamente popolate interne.

Da adesso in poi quando andiamo in spiaggia ricordiamoci del ruolo svolto da queste piante e stiamo attenti a non calpestarle e danneggiarle. La natura acchiappa la plastica, ma poi tocca all’uomo doverla rimuovere (almeno fin quando non smetteremo di fare questo scempio…)

Fonte: Università degli Studi di Pisa

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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