Il boom delle bacche di açaí sta impoverendo la biodiversità degli alberi in alcune zone dell’Amazzonia

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Le bacche di açaí, sempre più richieste in tutto il mondo, stanno provocando la deforestazione e perdita di biodiversità in Amazzonia

Le bacche di açaí sono ricche di proprietà e tradizionalmente vengono consumate nella regione amazzonica. Negli ultimi anni, però, questo “superfood” è diventato molto popolare e sempre più richiesto in tutto il mondo. Sono dunque necessarie più risorse per produrlo e un nuovo studio mostra come questa situazione stia portando alla perdita di biodiversità nelle zone dell’Amazzonia in cui si coltiva.

Che sia sotto forma di polvere per frullato, integratore o altro, l’açaí è sempre più amato e consumato, viene considerato infatti un ottimo “superfood” da utilizzare con una certa regolarità. Questo successo, però, sta portando a degli squilibri a livello ambientale.

Una nuova ricerca, pubblicata su Biological Conservation, evidenzia proprio come l’aumento delle piantagioni di açaí stia causando la perdita di biodiversità, modificando la vita delle piante di importanti foreste in Amazzonia.

Nell’ultimo decennio, le esportazioni di açaí sono aumentate esponenzialmente e il settore è cresciuto del 51% nel 2019 e nel 2020. Indubbiamente un vantaggio economico per chi coltiva questa preziosa bacca, in particolare gli abitanti del Pará, uno stato dell’Amazzonia che è il più grande esportatore di açaí. Ma a che prezzo per l’ambiente?

Per produrre più bacche, gli alberi autoctoni nelle foreste delle pianure alluvionali dell’Amazzonia devono essere abbattuti per fare spazio alle palme di açaí. Si tratta di alberi che richiedono luce intensa e molta acqua per crescere, quindi piantarli nelle pianure alluvionali è la cosa migliore per ottenere rese più elevate. In questo processo di creazione di monocolture, però, la perdita di biodiversità abbonda e il paesaggio viene modificato in peggio.

Come si legge nell’abstract dello studio:

I nostri risultati suggeriscono che l’intensificazione di açaí altera la struttura delle associazioni di piante legnose nella foresta di estuari. L’abbondanza di alberi e la ricchezza di specie diminuiscono costantemente con l’aumentare della densità dei cespi di açaí, con alcuni boschi dominati da açaí e quasi privi di specie arboree. Di conseguenza, i paesaggi dominati da boschi ad alta intensità sono in gran parte impoveriti in termini di sottobosco, chioma e vegetazione emergente.

Nel 2013, il dipartimento ambientale del Pará ha stabilito dei limiti al numero di palme açaí che possono essere coltivate e raccolte in una determinata area per prevenire problemi alle foreste delle pianure alluvionali. Ma la realtà è che questi limiti in gran parte non vengono considerati.

Più nello specifico, i limiti per gli agricoltori sono che possono coltivare 400 gruppi di piante, chiamati grappoli, e raccogliere 200 palme per ettaro. I ricercatori dello studio hanno trovato però fino a 1.000 grappoli per ettaro su alcune proprietà.

In un precedente studio, condotto sempre dagli stessi ricercatori, era stato evidenziato che la gestione di più di 400 gruppi di piante per ettaro riduce, di almeno il 60%, la diversità delle specie delle pianure alluvionali.

In conclusione, lo studio chiede una maggiore regolamentazione e formazione sull’agricoltura sostenibile per i coltivatori locali al fine di fornire importanti opportunità economiche ma senza distruggere l’ambiente.

Noi come consumatori non dobbiamo per forza privarci di questo superfood, è importante però acquistarlo da agricoltura biologica e da aziende sostenibili, attente alla filiera.

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Fonte: Biological Conservation 

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, consumi e benessere olistico. Laureata in lettere moderne, ha conseguito un Master in editoria

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