Così il Mose rischia di far sparire le barene dalla laguna di Venezia: lo studio italiano

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L'utilizzo del Mose rischia di stravolgere il volto della laguna di Venezia facendo sparire le barene, preziose per la conservazione della biodiversità e per la lotta all'inquinamento

Se da un lato il Mose serve a proteggere Venezia dall’acqua alta, dall’altro questo sistema rischia di compromettere il delicato ecosistema della laguna. A metterci in guardia su questo scenario è un nuovo studio realizzato da un team di ricerca dell’Università di Padova, che mostra il pesante impatto ambientale che ha quest’opera di ingegneria idraulica, oggetto di polemiche fin dall’inizio dei lavori per la sua realizzazione risalenti al 2003. 

mose venezia

©faboi/Shutterstock

A essere messe a rischio sono le barene, ovvero le zone di terra emersa, che vengono periodicamente sommerse dalle acque per poi riemergere. Le barene, che ricoprono un notevole superficie della laguna veneta, sono ricche di vegetazione e ospitano numerosi, insetti, uccelli e pesci, la cui sopravvivenza è sempre più minacciata. Inoltre, ogni anno assorbono tonnellate di anidride carbonica. 

La riduzione dei livelli di marea incrementa la risospensione dei sedimenti dai bassi fondali lagunari, favorendo l’interrimento dei canali e riducendo al contempo la capacità delle barene – formazioni pianeggianti tipiche degli ambienti lagunari – di sopravvivere al progressivo innalzamento del livello medio del mare. – si legge nello studio – Se non opportunamente contrastati, tali processi porteranno nel tempo a un progressivo appiattimento della topografia lagunare, modificandone in modo sostanziale l’attuale morfologia.

I rischi dell’uso prolungato del Mose 

Per giungere a queste conclusioni gli esperti dell’Università di Padova hanno analizzato gli effetti delle prime chiusure del Mose – avvenute nell’autunno 2020 – sulla morfologia della laguna di Venezia. 

Una volta rimobilitati dalle onde, a causa del ridotto dinamismo delle acque lagunari causato dalla chiusura delle bocche di porto, i sedimenti tendono ad essere depositati all’interno dei canali, contribuendo così all’interrimento degli stessi, con conseguenze negative sul ricambio d’acqua in condizioni ordinarie e sull’aumento dei costi di dragaggio per mantenerne la navigabilità. – chiariscono i ricercatori – Allo stesso tempo, la riduzione dei livelli di marea in laguna contribuisce ad una sostanziale riduzione del volume di sedimenti depositato sulle barene. Tali sedimenti, che sono di vitale importanza per permettere alle barene di sopravvivere all’innalzamento del livello medio del mare, vengono depositati su di esse in larga parte proprio durante gli eventi di acqua alta per i quali è prevista l’attivazione delle barriere del Mo.S.E.

Insomma l’uso prolungato del Mose potrebbe stravolgere la morfologia della meravigliosa laguna di Venezia, che deve fare già i conti con le conseguenze della crisi climatica e l’inquinamento. E con la scomparsa delle barene Venezia non sarebbe più una laguna. 

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Fonte: Università degli Studi di Padova 

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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