In Russia si teme nuovo disastro ambientale: i boschi degli Urali si tingono di arancione

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Acque di un malsano colore arancione tingono i boschi degli Urali. Una scoperta avvenuta quasi per caso attraverso i filmati registrati con drone

Acque di un malsano colore arancione tingono i boschi degli Urali. Una scoperta avvenuta quasi per caso attraverso i filmati registrati da un blogger di viaggi tramite drone. Immediatamente le foto hanno fatto scattare le indagini in Russia.

Ieri i procuratori russi hanno riferito di aver avviato un’indagine all’interno di una struttura che avrebbe dovuto curare il deflusso acido da una miniera abbandonata dopo che sono emerse le fotografie delle acque arancioni.

I filmati effettuati dai droni sono stati postati su Instagram da un blogger di viaggi e hanno delineato uno scenario a dir poco inquietante. Poco lontano dalla miniera di solfuro di rame in disuso vicino al villaggio di Lyovikha il paesaggio ha improvvisamente cambiato colore. E di certo non può essere una buona notizia.

“L’ufficio del procuratore distrettuale di Nizhny Tagil ha iniziato a controllare la struttura che tratta le acque reflue della miniera di Levikhinsky”, ha detto la portavoce Marina Kanatova all’AFP.

I video sul suo account mostrano i flussi di colore arancione che si aprono sul paesaggio boscoso.

La miniera “è allagata e ora fluiscono fiumi acidi da essa, avvelenando tutto ciò che toccano”, ha scritto il blogger zamkad_life per descrivere le immagini diventate virali.

La portavoce della procura ha affermato che verranno prelevati dei campioni per stabilire se il trattamento dell’acqua acida proveniente dalla miniera sia conforme alle regole.

“Sicuramente avete sentito parlare della catastrofe ecologica vicino a Norilsk” ha scritto il blogger su Instagram. “È sorprendente come alcuni argomenti attirino molta attenzione, mentre altri non vengano nemmeno notati”.

Spiega Zamkad che la miniera di rame del villaggio di Levikha è stata abbandonata nel 2004 ma ha subito un allagamento e ora i fiumi acidi scorrono trasportando le sue sostanze nell’ambiente circostante.

“E questo non dura da un anno, non da due, ma da 16 anni!” denuncia il blogger.

Andrei Volegov, che presiede la ONG locale Ecopravo, ha dichiarato su Facebook che l’acqua inquinata doveva essere neutralizzata in uno “stagno” tecnico ma che quest’ultimo trabocca durante forti piogge.

Volegov aveva avvisato i pubblici ministeri della situazione l’anno scorso e aveva ricevuto un’amara risposta: la società incaricata degli inquinanti non aveva denaro a sufficienza per acquistare la calce per neutralizzare l’acido.

Secondo i media locali, il governo regionale di Sverdlovsk aveva chiesto la chiusura della miniera, ma Mosca ha rifiutato perché vi erano ancora risorse preziose.

Una decisione dettata dagli interessi economici, ancora una volta a danno dell’ambiente.

Fonti di riferimento: Agence France-Press

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.

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