L’UE investe milioni di euro per promuovere il consumo di carne e latticini: l’inchiesta di Greenpeace che fa riflettere

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L’Ue non sembra indovinarne una sull’ambiente e investe milioni di euro per promuovere il consumo di carne e derivati animale

L’Ue non sembra indovinarne una sull’ambiente: dà ancora il via libera alle trivelle e investe milioni di euro per promuovere il consumo di carne e derivati animali, soprattutto latticini, che nulla hanno a che vedere con la produzione biologica. L’inchiesta denuncia di Greenpeace che fa riflettere.

No, non parliamo di investimenti privati, di consorzi o singole imprese, ma di fondi pubblici, convogliati su produzioni nemiche dell’ambiente e di dubbia importanza per la salute. Non bastano i continui alert degli scienziati sui potenziali danni a medio lungo termine degli allevamenti intensivi che si rendono “necessari” con una richiesta così alta di carne e derivati animali (che non sarebbe in alcun modo soddisfatta dal solo biologico).

E non parliamo nemmeno di piccole cifre: nel periodo 2016-2019 più di un terzo dei fondi europei sono stati infatti spesi per promuovere carne e latticini in Italia e all’estero, più del doppio di quanto destinato alla promozione di frutta e verdura che ha ricevuto un misero 17% dei fondi assegnati all’Italia, e con un tristissimo 6% destinato al biologico.

Eppure è noto da tempo: il largo consumo umano di carne sta aggravando, tra le altre cose, il problema della resistenza agli antibiotici, usati in modo massiccio negli allevamenti (e non solo) per rispondere alla grande richiesta di questa tipologia di alimento. Decine di studi scientifici lo dimostrano.

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“La Commissione europea ha speso almeno 252 milioni di euro in 5 anni per progetti di promozione del consumo di carne e di altri prodotti di origine animale – denuncia Greenpeace – Si tratta del 32% del totale a disposizione per il programma di promozione dei prodotti agricoli europei (776,7 milioni di euro), del quale un più modesto 19% è stato speso per promuovere frutta e verdura. Alla promozione del biologico è stato destinato il 9% della spesa totale nel periodo 2016-2019 e solo l’1% a favore di carne e latticini biologici”.

Trivelle e carne da allevamenti intensivi, dunque. La Commissione Europea non sembra prendere una strada amica del nostro Pianeta. E tutto fa molto pensare. E poco sperare.

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Ma nulla è perduto (ancora). La Commissione Ue è infatti in fase di riesame della politica sulla promozione dei prodotti agricoli e una nuova proposta è attesa all’inizio del 2022, nella quale speriamo non ci sia spazio per la promozione di carne e derivati a animali prodotti da allevamenti intensivi.

In questi mesi, inoltre, saranno anche definiti i piani nazionali di ripresa e resilienza (PNRR), nei quali si deciderà la destinazione di grandi quantità di denaro.

“É necessario che questa occasione venga sfruttata per  aiutare agricoltori e allevatori ad avviare una vera transizione del settore adottando pratiche ecologiche – tuona Greenpeace – e per incentivare diete più sane principalmente a base vegetale, riducendo drasticamente il numero degli animali allevati.

Il report è disponibile a questo link.

Fonti di riferimento: Greenpeace

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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.

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