Le nostre spiagge sono piene di rifiuti di plastica degli anni Sessanta e un museo le sta catalogando

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Le nostre bellissime spiagge sono invase dai rifiuti di plastica, molti dei quali risalenti anche agli anni '60 e '70. A catalogare questi "reperti" il museo online Archeoplastica, un progetto nato per sensibilizzare sull'inquinamento marino

Detersivi, pacchi di patatine, rasoi: no, non è la lista della spesa. Sono soltanto alcuni dei “reperti” rinvenuti sulle nostre spiagge. Tutti oggetti che il mare ci restituisce dopo anni e a volte decenni. Molti dei flaconi e delle confezioni ritrovati risalgono addirittura agli anni Sessanta e Settanta. Potremmo definirli dei veri e propri cimeli vintage. Quasi tutti ben conservati.  A raccoglierli ci pensa Enzo Suma, che da oltre 10 anni lavora come guida naturalistica a Ostuni e che ha deciso di dar vita ad un interessante progetto che prende il nome di “Archeoplastica – il museo degli antichi rifiuti spiaggiati”.

Finora nel suo museo virtuale sono stati catalogati oltre 400 “rifiuti archeoplastici”, che sono stati accuratamente catalogati e accompagnati dalla foto. Sul sito si trova davvero di tutto. Una confezione di talco risalente agli anni ’60, un pacco di patatine che riporta la data di scadenza del 1983, il flacone di un insetticida della Bayer. Ma la lista sarebbe davvero infinita. Ecco qualche reperto:

Enzo Suma è diventato un accanito raccoglitore di plastica ed è ormai un’ispirazione per tanti amici e conoscenti che hanno deciso di seguire il suo esempio. L’obiettivo è quello di fruttare i tantissimi (e antichi) per portare l’osservatore a riflettere da un’altra prospettiva sul problema inquinamento marino. L’attivista non si limita soltanto a catalogare i reperti sul sito, ma punta a coinvolgere le scuole dove mostra ai più piccoli cosa ci restituisce il mare.

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L’idea è maturata quando ho trovato per la prima volta un rifiuto di fine anni ’60. – spiega Enzo Suma – Si trattava di una bomboletta spray Ambra Solare con il retro ancora leggibile che riportava il costo in lire. Un rifiuto di oltre 50 anni fa! Quando pubblicai la foto su Facebook scoprii lo stupore della gente nel vedere un prodotto così vecchio ancora in buono stato tra i rifiuti in spiaggia. E da quel post scaturirono dai lettori tante riflessioni sul problema della plastica. Da quell’episodio ho iniziato a raccogliere sempre di più e a mettere da parte tutti i prodotti vintage di un’età variabile dai trenta ai sessant’anni. Alcuni sono davvero spettacolari e riportano ben in evidenza la scritta in lire oltre ad avere uno stile retrò particolare.

Enzo Suma collabora con un’altra attivista che si sta impegnando concretamente a difesa delle spiagge: Lara Lopez Beccari, una nostra lettrice che ha dato vita ad un interessantissimo progetto che prende il nome di “RuscQuizzone”, la prima pagina Facebook neoarcheologica nata per ricostruire la storia del nostro passato recente attraverso la spazzatura (in dialetto bolognese “rusco”).

Basta dare un’occhiata al museo virtuale e alla pagina di Laura Lopez Beccari per rendersi conto di quanto sia enorme e difficile da debellare il problema dell’inquinamento marino. Fortunatamente c’è chi porta avanti una piccola battaglia quotidiana per rendere questo mondo un po’ più pulito e meno soffocato dalla plastica.

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Fonti: Archeoplastica/RuscQuizzone

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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