Il mondo è sull’orlo di cinque “disastrosi” punti di svolta climatici, lo studio

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La crisi climatica ha portato il mondo sull’orlo di molteplici punti di svolta. Sono definiti “disastrosi”, perché il riscaldamento globale di 1°C, soglia che abbiamo già superato, ci mette a rischio innescando dei veri e propri punti di non ritorno

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Cinque pericolosi punti critici potrebbero essere già stati superati a causa del riscaldamento globale.  Il mancato raggiungimento dell’obiettivo dell’accordo di Parigi di limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C potrebbe infatti innescare tanto molteplici quanto pericolosi “punti di svolta”.

È quanto emerge da uno studio pubblicato su Science che definisce i punti critici come condizioni oltre le quali i cambiamenti in una parte del sistema climatico si autoperpetuano. Questi cambiamenti possono portare a impatti bruschi, irreversibili e rischiosi con gravi implicazioni, nemmeno a dirlo, per l’umanità.

Questi includono il crollo della calotta glaciale della Groenlandia, che ha prodotto un enorme innalzamento del livello del mare, il declino del sistema alla base della Corrente del Golfo (al suo punto più debole), l’assenza di piogge da cui miliardi di persone dipendono per il cibo e un improvviso scioglimento del permafrost ricco di carbonio.

Lo studio

I punti critici climatici (CTP) sono fonte di crescente preoccupazione scientifica, politica e pubblica. Si verificano quando il cambiamento in gran parte del sistema climatico, noto come elementi di ribaltamento, si autoperpetua oltre una soglia di riscaldamento.

punti critici clima

©Science

L’attivazione di CTP porta a impatti significativi e rilevanti, tra cui un sostanziale innalzamento del livello del mare dovuto al crollo delle calotte glaciali, la morte di biomi diversificati come la foresta pluviale amazzonica o i coralli di acqua calda e il rilascio di carbonio dallo scongelamento del permafrost.

Con 1,5 ° C di riscaldamento, l’aumento minimo ora previsto, quattro dei cinque punti di non ritorno passano dall’essere possibili a probabili, si legge nell’analisi.

E sempre a 1,5 ° C, diventano possibili altri cinque punti di non ritorno, compresi i cambiamenti nelle vaste foreste settentrionali e la perdita di quasi tutti i ghiacciai di montagna.

In totale, i ricercatori hanno trovato prove per 16 punti di non ritorno, con gli ultimi sei che richiedono il riscaldamento globale di almeno 2 ° C per avere luogo. I punti di non ritorno avrebbero effetto su scale temporali che variano da pochi anni a secoli.

Il mondo si sta dirigendo verso 2-3° C di riscaldamento globale, chiosa il professor Johan Rockström, direttore dell’Istituto di Potsdam per la ricerca sull’impatto climatico.

Che è probabile che il superamento di un punto di non ritorno inneschia anche gli altri a cascata.

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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