Questi bambini del Madagascar ripuliscono le spiagge dalla plastica e salvano le tartarughe marine

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Ogni domenica mattina, una trentina di bambini ripuliscono la spiaggia di un villaggio di pescatori in Madagascar

Si mettono in posa soddisfatti e fanno un gran sorriso dopo aver raccolto centinaia di rifiuti di plastica dalla spiaggia. Sono i bambini di un villaggio di pescatori vicino Mahajanga, la città dei fiori in Madagascar che ogni domenica mattina con l’associazione ‘Mahajanga Ville Propre’.

Agostino Montalti è presidente dell’associazione italiana “Tarta Club Italia“, la più grande in Italia specializzata nella salvaguardia delle tartarughe che conta oltre 400 soci. Vive in Madagascar e nel villaggio di pescatori che è ormai diventato la sua casa ha lanciato un altro progetto con un’associazione per la difesa dell’ambiente marino.

“Da un lato puliamo la spiaggia, dall’altro salvaguardiamo le tartarughe marine che scambiano questi rifiuti per meduse”, ci spiega Montalti.

E poi c’è tutto un aspetto sociale, quello fatto dal coinvolgimento della comunità e principalmente dei bambini.

“Sono loro che, in maglietta arancio, raccolgono la maggior parte dei rifiuti che sono a tonnellate. Qui la plastica non è considerata un problema e una buona parte viene bruciata”, dice ancora. E come vi raccontiamo sempre la plastica finisce per distruggere l’ecosistema marino.

Tarta Club Italia arriva in Madagascar nel 2009 con l’obiettivo di salvare le specie endemiche e soprattutto la più rara al mondo, la Astrochelys yniphora.

“Dopo alcuni anni di collaborazione con un’associazione internazionale, abbiamo deciso di costruire un parco dedicato al recupero e conservazione delle specie endemiche. Nel 2014 nasce l’idea di coinvolgere i bambini del villaggio per raccogliere la tantissima plastica che viene abbandonata in spiaggia e inevitabilmente finisce in mare, causando un disastro ecologico uccidendo le tartarughe marine”, racconta Montalti.

Così con un quad e un carretto, la domenica mattina i volontari dell’associazione con una trentina di bambini circa 250 kg di plastica. Un lavoro straordinario che rileva però un forte inquinamento e la scarsa attenzione da parte delle istituzioni al problema.
Nel 2017 l’associazione ottiene il riconoscimento dal ministero dell’Interno malgascio e viene autorizzata dal prefetto della città a continuare il proprio lavoro. E infatti oggi la spiaggia in cui c’è questa opera di bonifica dal basso è diventata la più visitata con oltre un milione di presenze.

Ma le difficoltà non mancano. “Abbiamo problemi coi gestori della spiaggia, ombrelloni, bar e rivendite di ogni tipo, tutti regolarmente abusivi, che spesso mi fanno intimidazioni e minacce, anche di morte, perché non amano che io pulisca la spiaggia. Io li disturbo perché con la nostra sensibilizzazione continua, hanno paura di perdere l’occupazione del suolo”, dice ancora il presidente.

Già perché Montalti non è uno che te le manda a dire, in quello che fa ci crede e vorrebbe risposte da parte delle Istituzioni, anche italiane.

“Ho rotto le scatole a tutti i livelli, ministri, ho scritto al Presidente della Repubblica per chiedere di vietare la plastica monouso che incide circa all’80% sulla plastica abbandonata, ma sembra che a nessuno importi. Eppure questo magnifico paese martoriato da incendi delle foreste e perdita della loro incredibile biodiversità, avrebbe bisogno più di altri, di essere salvato dalla plastica e dare un’immagine nuova per il turismo. Io comunque non mollo anche a rischio della mia vita, sono un testone lo so, ma la mia coscienza non mi permette di fare finta di nulla”.

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Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.

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