Una transazione Bitcoin produce più rifiuti elettronici di due iPhone. Lo studio

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I Bitcoin sono un pericolo ambientale: oltre a impiegare ingenti quantità energetiche, incrementano i rifiuti sul Pianeta.

I Bitcoin sono un pericolo ambientale: oltre a impiegare ingenti quantità energetiche, incrementano i rifiuti sul Pianeta, e la situazione sta peggiorando. Un nuovo studio, l’ennesimo, ha calcolato il “vero prezzo” delle criptovalute, dimostrando che effettuare una transazione Bitcoin produce più rifiuti elettronici che disfarsi di due iPhone.

Il lavoro, pubblicato su Resources, Conservation and Recycling e condotto da Digiconomist, Paesi Bassi, in collaborazione con il Massachusetts Institute of Technology, Usa, ha calcolato l’enorme prezzo di questa moneta che sta diventando sempre più diffusa nella finanza. Prezzo che, purtroppo, paghiamo comunque noi.

Intitolando la loro ricerca  proprio Il crescente problemi dei rifiuti elettronici dei Bitcoin, gli scienziati lanciano una nuova allerta: i Bitcoin minacciano il Pianeta, incrementando questa tipologia di scarti, particolarmente impattanti.

I rifiuti elettronici sono un enorme problema ambientale: costituiti da moltissimi differenti materiali, a volte tossici, difficilmente vengono riciclati per diversi fattori, inclusa la difficoltà di recuperare quelli utili (pur moltissimi) perché “incastrati” in strutture (pc, cellulari, tablet e altro) non assemblati in modo da rendere il recupero agevole.

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Con pesantissime ripercussioni ambientali, i Paesi delle economie avanzate non possono fare a meno di tali apparecchiature che però, per essere costruite, sfruttano allo stremo il Pianeta, creando anche non poche crisi visto che tali risorse sono in larga parte concentrate al di fuori dell’Europa, spesso in Paesi con instabilità politica e sociale.

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E in tutto ciò arrivano i Bitcoin.

bitcoin incremento e-waste

©Digiconomist

Il crescente consumo di energia di Bitcoin ha innescato un appassionato dibattito sulla sostenibilità della valuta digitale – scrivono gli autori – Eppure, la maggior parte degli studi finora ha ignorato che il loro ciclo di vita attraversa una quantità crescente di hardware di breve durata che potrebbe esacerbare la crescita dei rifiuti elettronici globali

I ricercatori, in particolare, hanno messo a punto una metodologia per stimare i rifiuti elettronici di Bitcoin e hanno dimostrato che una singola transazione di criptovalute produce 272 grammi di rifiuti elettronici, pari al peso di due iPhone che vengono gettati via.

Scalando ad un anno, si raggiunge un valore pari a 30,7 kton, paragonabile alla quantità di rifiuti derivati da piccole apparecchiature informatiche e di telecomunicazione prodotti da uno Stato come i Paesi Bassi.

Ai massimi livelli di prezzo del Bitcoin visti all’inizio del 2021, la quantità annuale di rifiuti elettronici potrebbe crescere oltre i 64,4 kton a medio termine. Inoltre la domanda di hardware necessari interferisce pesantemente già oggi sulla catena di approvvigionamento globale dei semiconduttori.

Allo spreco energetico, già evidenziato in numerosi precedenti studi, si aggiunge dunque anche quello dei rifiuti.

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Ma a tutto ciò, almeno per ora, non sembra si stia ponendo rimedio alcuno.

Fonti: Digiconomist / Resources, Conservation and Recycling

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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.

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