Mercosur, l’accordo che danneggia Amazzonia e indigeni, sta per essere ratificato

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Dalla carne al bioetanolo passando per la soia: sono solo alcuni dei prodotti che il Brasile importa nell’Unione europea con dazi di favore. Ma ciò significa tagli indiscriminati e incendi della foresta amazzonica. Tutto in base a un accordo commerciale che scavalca ambiente e popolazioni indigene

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Si chiama Mercosur-Ue (Mercado Común del Sur), l’accordo commerciale tra Europa e Bolsonaro in primis recentemente rinnovato da Bruxelles e che potrebbe essere ratificato. Un accordo che, dati alla mano, non tiene conto di quello che realmente comporta: lo scambio di fatto di merci legate alla deforestazione e alla violazione dei diritti umani.

E non solo: con l’effettiva entrata in vigore del patto così com’è ora, le cose potrebbero peggiorare in maniera significativa, tanto che già 8 Governi europei, tra cui Francia e Germania (l’Italia latita), si sono rifiutati di ratificare l’Ue-Mercosur com’è oggi. E non basta.

Le conseguenze drammatiche per l’ambiente sono ribadite anche da uno studio commissionato dal Governo francese, secondo cui l’Accordo Ue-Mercosur porterebbe a un incremento del 25% della deforestazione dell’Amazzonia a causa dell’aumento della produzione agricola intensiva e dell’export verso l’Ue.

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Cos’è l’accordo Mercosur-Ue

Si tratta di un accordo di libero scambio che permette l’importazione nella Ue a dazi ridotti di molte merci prodotte nel mercato comune dell’America meridionale: per lo più Brasile, Argentina, Paraguay, Uruguay, Venezuela, Bolivia, Cile, Perù, Colombia ed Ecuador.

Lo scopo ultimo sarebbe quello di facilitare l’export fra i paesi europei e sudamericani ma, in sostanza, con questa intesa commerciale l’Europa spera di ottenere un accesso più facile al mercato sudamericano per l’esportazione di macchine e macchinari industriali, prodotti farmaceutici e finanziari, e la possibilità di fare offerte per appalti pubblici prima preclusi alle società straniere. Di contro, i sudamericani contano di ottenere un accesso più economico al mercato dell’UE per l’esportazione di alcuni dei loro principali prodotti agricoli: tra cui, ad esempio, carne e soia.

In realtà, come sottolineano da Animal Equality, Brasile, Argentina e Uruguay sono già i primi tre Paesi da cui l’Europa importa carne bovina. Se aggiungiamo il Paraguay (ottavo nella lista), i Paesi del Mercosur rappresentano quasi l’80% di tutte le importazioni di carni bovine da parte dell’UE, con un totale di quasi 270 mila tonnellate nel 2018. Inoltre, i Paesi sudamericani ci forniscono il 90% della farina ricavata dalla soia, usata come supplemento proteico nei mangimi animali (46,4% dal Brasile, 40,9% dall’Argentina, 3.5% dal Paraguay). L’abbattimento dei dazi se si portasse a termine il Mercosur-Ue favorirà ulteriormente l’export di questi prodotti che favoriscono lo sfruttamento animale e gli incendi illegali nelle aree del Sudamerica.

L’accordo commerciale, tra deforestazione e diritti umani calpestati

L’agenda politica del presidente brasiliano ha peggiorato le condizioni di ecosistemi preziosi per la salute del pianeta e di numerosissimi Popoli Indigeni che lottano per proteggerli. Nonostante ciò, l’Unione europea non solo ha continuato a fare affari con il Brasile, ma ha anche rispolverato l’accordo commerciale Ue-Mercosur, che rischia di inondare il mercato europeo di prodotti legati alla deforestazione e alla violazione dei diritti umani, come la carne, favorendo settori che aggravano la crisi climatica, non le manda a dire Martina Borghi, campagna foreste di Greenpeace Italia.

Secondo il rapporto “Dangerous man, dangerous deals”, pubblicato da Greenpeace, il punto è proprio questo: la deforestazione amazzonica è aumentata del 75,6%, gli allarmi per gli incendi forestali sono cresciuti del 24% e le emissioni di gas serra del Paese sudamericano sono aumentate del 9,5%.

deforestazione amazzonia

©Greenpeace

Secondo quanto emerge dal rapporto, che si basa sui dati raccolti dall’Istituto brasiliano di ricerche spaziali (INPE), nel 2019, anno in cui Bolsonaro entrò in carica, il tasso annuo di deforestazione in Amazzonia era di 7.536 km quadrati. Tre anni dopo, l’INPE ha annunciato che, tra agosto 2020 e luglio 2021, sono stati distrutti 13.235 km2 di Amazzonia: un aumento del tasso di deforestazione di oltre il 75% rispetto al 2018. Un inesorabile peggioramento che si presagiva già durante il primo anno di governo, in cui la deforestazione in Amazzonia era aumentata del 34% rispetto al 2018, passando da 7.536 km2 a 10.129 km quadrati di foresta distrutta.

E l’impunità che ha accompagnato l’aumento della deforestazione si è tradotta anche in un drammatico aumento degli incendi, spesso appiccati illegalmente per favorire l’espansione dell’agricoltura industriale e del settore estrattivo attraverso il cosiddetto “cambio di uso del suolo”. Incendi che, nemmeno a dirlo, hanno anche un impatto negativo sul clima perché causano il rilascio di grandi quantità di gas a effetto serra.

E come siamo messi con i diritti  umani? Si registra, ahinoi, un forte aumento dei conflitti per la proprietà delle terre e delle violazioni dei diritti umani. I dati diffusi dalla Commissione Pastorale per la Terra mostrano che i primi due anni del governo Bolsonaro sono stati caratterizzati da un aumento di circa il 40 per cento del numero di conflitti per le terre, che in molti casi sono sfociati nella morte di coloro che si sono spesi per difenderle. Nel 2020 erano infatti in corso circa 1.576 controversie riguardanti la proprietà dei terreni (poco meno della metà riguardano Popoli Indigeni), il numero più alto dal 1985.

Se l’Unione europea vuole davvero proteggere foreste e biodiversità, deve fermare l’accordo Ue-Mercosur una volta per tutte e adottare politiche che portino alla diminuzione dei consumi ed evitino l’immissione sul mercato comunitario di prodotti e materie prime legati alla distruzione di ecosistemi preziosi per la salute del pianeta e alla violazione dei diritti umani, a partire dalla carne, conclude Borghi.

Nella pratica, bisogna evitare l’immissione sul mercato comunitario di prodotti e materie prime legati alla distruzione di ecosistemi, come carne, alcuni manufatti in legno, soia Ogm, bioetanolo, al netto del fatto che in Italia abbiamo già meccanismi di certificazione abbastanza severi, soprattutto quelli adottati da aziende italiane del settore del mobile e del legno-arredo.

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Fonti: EU Mercosur / Animal Equality / Greenpeace

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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