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L’UE metterà al bando 200 Pfas, ma è una vittoria a metà

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A partire dal 2023 nei Paesi dell’Unione europea saranno gradualmente messe al bando circa 200 sostanze perfluoroalchiliche, meglio note come Pfas. Si tratta della prima volta che viene imposto a livello Ue un divieto del genere, ma purtroppo migliaia di sostanze potenzialmente pericolose saranno ancora consentite.

Il divieto che riguarda tali composti chimici, largamente usati nei settori più disparati (a partire da quello agricolo) fa seguito ad una proposta dell’Agenzia svedese per le sostanze chimiche (KEMI) e dell’Agenzia tedesca per l’ambiente (UBA), presentata nel 2017.

Sebbene il divieto effettivo riguardi soltanto sei sostanze chimiche Pfas a catena lunga (con molecole tra 9 e 14 atomi di carbonio fluorurato), il numero di Pfas soggetti a restrizioni è pari a circa 200, poiché possono essere tutte inglobate in una delle sei sostanze vietate. E questa presa di posizione fa ben sperare chi da anni si batte per fermare l’uso di questi composti chimici che avvelenano l’ambiente e possono provocare danni alla salute umana.

Numerosi studi hanno attestato la pericolosità dei PFAS per l’uomo. Sappiamo, infatti, che sono interferenti endocrini, cioè che alterano i processi ormonali all’interno dell’organismo, con pesanti conseguenze sullo sviluppo, sul comportamento e sulla fertilità. Possono favorire, inoltre, l’insorgenza di malattie della tiroide e del metabolismo (come obesità e diabete di tipo 2). Infine, sono considerate sostanze cancerogene, con un’influenza sull’insorgenza di patologie come il tumore ai reni o ai testicoli. 

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Quando saranno vietati anche i Pfas a catena corta?

Come anticipato, la messa al bando riguarda alcuni Pfas a catena lunga, ovvero quelli che destano maggiori preoccupazioni sotto il profilo ambientale e sanitario, a causa della loro persistenza negli ecosistemi, spesso associata a un’elevata capacità di bioaccumulo e tossicità. Ma secondo diversi esperti, tra cui la tossicologa svedese Anna Lennquist dell’International Chemical Secretariat andrebbero vietati al più presto anche quelli a catena corta. 

Per anni abbiamo sostenuto che anche i PFAS a catena corta sono molto problematici. – spiega la dottoressa –Mentre quelli lunghi si accumulano negli animali e negli esseri umani, quelli corti sono un grosso problema nelle fonti d’acqua, poiché non possono essere catturati, il che significa che non possiamo purificare l’acqua dai PFAS a catena corta. Questa restrizione è un passo nella giusta direzione, ma non abbiamo affatto finito”.

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Fonti: International Chemical Secretariat/Commissione Europea

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Per la rivista Sicilia e Donna si è occupata principalmente di cultura e interviste. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe
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