Claudette Colvin, la 15enne afroamericana che rifiutò di cedere il suo posto a un bianco qualche mese prima di Rosa Parks

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Se ormai il nome di Rosa Parks è noto a tutti, si conosce decisamente meno quello di Claudette Colvin, 15enne afroamericana pioniera della lotta alla segregazione razziale negli anni ’50. Anche lei, proprio come Rosa Parks, fece un atto tanto semplice quanto rivoluzionario: si rifiutò di cedere il suo posto ad un passeggero bianco su un autobus a Montogomery, in Alabama. E il suo rifiuto le costò l’arresto. Nonostante l’episodio sia avvenuto circa 9 mesi prima rispetto a quello che ha visto come protagonista la Parks, la vicenda della giovane e coraggiosa Claudette è caduta nel dimenticatoio.

Un paio di anni fa è stato pubblicato un libro illustrato per ragazzi, dal titolo “Nera. La vita dimenticata di Claudette Colvin” (che ha ottenuto il prestigioso Premio Andersen 2020), in cui si racconta la sua storia. Ma la stessa Claudette non ha mai parlato tanto del suo atto di sfida. Solo recentemente ha deciso di raccontare qualcosa in più ai microfoni della BBC.

“C’era segregazione ovunque. Le chiese, gli autobus e le scuole erano tutte segregate e non si poteva nemmeno entrare negli stessi ristoranti” – racconta Claudette Colvin, cresciuta in un quartiere di Montgomery –. “Ricordo che un anno nel periodo di Pasqua dovevo acquistare un paio di scarpe di vernice nera, ma si potevano comprare solo nei negozi bianchi, così mia madre ha disegnato il contorno dei miei piedi su un sacchetto di carta marrone per ottenere la taglia più adatta a me perché non ci era permesso entrare in negozio per provarle. “

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Il gesto tanto semplice quanto coraggioso della giovane Claudette

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Il 2 marzo del 1955 avvenne l’episodio destinato a segnare la vita di Claudette. All’uscita della scuola, l’adolescente si trovava in compagnia dei suoi compagni.

“Mentre camminavamo in centro abbiamo visto l’autobus e abbiamo deciso di salire a bordo, era proprio dall’altra parte della strada rispetto alla chiesa di Martin Luther King” spiega Colvin.”I bianchi erano sempre seduti nella parte anteriore dell’autobus, mentre i neri si sedevano in fondo al bus. L’autista aveva il potere di assegnare i posti, quindi quando più passeggeri bianchi salivano sull’autobus, chiedeva ai neri di lasciar liberi i sedili per loro.”

Per Claudette il problema è sorto perché ad un certo punto tutti i posti sull’autobus erano stati occupati e lei si trovava seduta a circa metà bus, insieme ai suoi amici, mentre una passeggera bianca era rimasta in piedi. Così, l’autista intervenne affinché quell’uomo potesse sedersi.

“Voleva che rinunciassi al mio posto per una persona bianca e io l’avrei fatto per una persona anziana, ma si trattava di una giovane donna bianca. Tre ragazzi si erano alzati con riluttanza, mentre io sono rimasta seduta vicino alla finestra” continua.

E, con grande determinazione, la giovane Claudette disse all’autista che aveva pagato il biglietto e che era suo diritto costituzionale rimanere lì.

“Ogni volta che le persone mi chiedono perché non mi sono alzata per cedere il posto, dico sempre che sentivo come se le mani di Harriet Tubman mi spingessero a stare seduta su una spalla e le mani di Sojourner Truth fossero sull’altra spalla.” – chiarisce Claudette – “Mi sono sentita ispirata da queste donne perché la mia insegnante ce le aveva raccontate in maniera così vivida. Non ero spaventata, ma piuttosto delusa e arrabbiata perché sapevo di essere seduta al posto giusto”.

L’arresto di Claudette

La vicenda, però, ha avuto un epilogo abbastanza traumatico per la ragazza. L’autista dell’autobus, infatti, ha proseguito ma si è fermato in un incrocio dove c’era un’auto della polizia. Poco dopo due poliziotti sono saliti a bordo, chiedendo a Colvin perché non aveva rinunciato al suo posto.

“Sono stata più provocatoria e poi mi hanno lanciato i libri addosso e uno di loro mi ha afferrata per il braccio.” prosegue. Dopo essere stata ammanettata, l’adolescente è stata portata in un carcere per adulti, rinchiusa in una piccola cella dove c’era soltanto un lavandino rotto e un lettino senza materasso.

“Avevo paura ed è stato davvero spaventoso, mi sentivo come in uno di quei film western in cui sbattono il bandito in cella e si sente il rumore delle chiavi. Riesco ancora a sentire vividamente il suono delle chiavi che girano nella serratura” – racconta Claudette. – “Ho aspettato circa tre ore fino a quando mia madre è arrivata insieme al nostro pastore (il reverendo HH Johnson) per salvarmi. Mia madre sapeva che ero delusa dal sistema e da tutte le ingiustizie che stavamo subendo e mi ha detto: Bene, Claudette, finalmente l’hai fatto.”

Dopo il rilascio di Claudette, però, si temeva una vendetta razzista nei suoi confronti e nei confronti della sua famiglia. Così, i membri della comunità afroamericana del suo quartiere hanno sorvegliato la sua abitazione, mentre il padre  dell’adolescente è rimasto sveglio tutta la notte con un fucile da caccia, nel caso fosse arrivato il Ku Klux Klan. Quella notte tutto il quartiere in cui viveva Claudette rimase in allerta, ma per fortuna non accadde nulla di terribile.

L’anno successivo al rivoluzionario gesto dell’adolescente la Corte Distrettuale degli Stati Uniti ha emesso una sentenza che dichiarava incostituzionali le leggi dell’Alabama che prevedevano la segregazione degli autobus. Questa vittoria fu anche merito di quella 15enne determinata e coraggiosa, che proprio come l’iconica Rosa Parks, boicottò un sistema razzista e disumano.

Fonte: BBC/The Guardian

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Per la rivista Sicilia e Donna si è occupata principalmente di cultura e interviste. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe