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Bello, moderno, avveniristico. È il nuovo stadio della Juventus, inaugurato da Andrea Agnelli davanti agli oltre 40 mila tifosi bianconeri accorsi alla 'prima' della squadra del cuore. Disegnato da Pininfarina e Giugiaro, il nuovo stadio sorge dalle ceneri del vecchio “delle Alpi” e, stando a quanto dichiara la società torinese, non risponde soltanto a criteri architettonici o ad esigenze calcistiche, ma anche ai più importanti criteri di eco-sostenibilità.

Il nuovo stadio viene così sponsorizzato come un eco-stadio a gran voce. E di certo delle buone iniziative “green” sono state intraprese, come vedremo tra un attimo. Questo, però, non sottrae il club torinese da alcune critiche, che riguardano principalmente la necessità della nuova opera, il suo costo e la mancanza di altri criteri “eco-sostenibili”, come il trasporto “pubblico” dei tifosi.

Ma andiamo con ordine.

Il Juventus stadium è, prima di tutto, uno stadio “riciclato”, nel senso che nella sua realizzazione sono stati recuperati e riutilizzati all’interno del nuovo cantiere molti dei materiali che lo smantellamento del vecchio impianto ha prodotto. 40 mila mc di calcestruzzo, dopo la frantumazione, sono stati riutilizzati all’interno del nuovo cantiere come sottofondo per rilevato strutturale; 5mila tonnellate di acciaio, dopo idoneo trattamento, sono stati riutilizzate in altri manufatti; 2 mila mq di vetro, separati dagli altri materiali, sono stati inviati a specifici stabilimenti per poter essere riutilizzati; 300 tonnellate di alluminio, infine, dopo il trattamento negli impianti di rifusione, sono state riutilizzate per finalità diverse.

L’ “anima ecologica”, come la definisce la Juventus, del progetto consiste anche nella riduzione del consumo energetico, evitando gli sprechi e ottimizzando le risorse disponibili. “Così, anche per le attività di routine, dal riscaldamento all’irrigazione del campo, -si legge sul sito del club- il nuovo stadio utilizzerà strategie e fonti energetiche alternative e pienamente ecologiche”. Il Juventus stadium possiede, infatti, una rete di teleriscaldamento per produrre acqua calda, riscaldare gli ambienti e il terreno di gioco, impianti solari termici per scaldare l’acqua sanitaria, pannelli fotovoltaici per produrre energia elettrica per tutto lo stadio e un impianto per il recupero delle acque meteoriche, che consentirà di irrigare il terreno di gioco riducendo di almeno il 50% del consumo idrico necessario.

Largo spazio alla sostenibilità, all’efficienza energetica e alle fonti pulite, dunque. Ma anche allo sfruttamento indiscriminato e alla distruzione di una vasta area agricola, tuonano i detrattori, allo sperpero di denaro (anche pubblico) e all’assenza di pubblicizzazione delle linee pubbliche. Mentre si parla, invece, del nuovo parcheggio da 4.000 posti.

Dietro la realizzazione del nuovo “stadio”, insomma, si nasconderebbe la realizzazione di tutto un comprensorio con vaste attività commerciali. E qualche dubbio viene anche noi leggendo alcuni dei numeri dello stadio pubblicizzati a caratteri cubitali sul sito: 355 mila i metri quadrati dell'area urbana interessata dal progetto stadio, 150 mila i metri quadrati dell'area dedicata a parcheggi e servizi, 34 mila la grandezza, in mq, dell'area commerciale che sorgerà intorno al nuovo stadio. Numeri che fanno impallidire i “30 mila i metri quadrati di aree verdi previste all'esterno dello stadio”.

Per realizzare lo stadio destinato a cambiare il calcio abbiamo fatto le cose in grande” dice il club. Noi ci chiediamo se fosse così necessario, con il plauso, comunque, per le iniziative davvero “green” intraprese.

Roberta Ragni

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