olimpiadi_invernaliI ventunesimi Giochi Olimpici invernali sono iniziati il 12 febbraio a Vancouver e sul fronte azzurro - fino ad ora - non c'è troppo da stare allegri visto le diverse debacle sportive degli atleti italiani, su quello verde però lo stato d'animo è decisamente opposto. Questa edizione delle olimpiadi è infatti quella che più in assoluto ha provato (forse riuscendoci) a strizzare l'occhio alle cause dell'ecosostenibilità e del rispetto dell'ambiente.

L'aspetto maggiormente evidente è quello legato all'architettura. La copertura dell'impianto di pattinaggio che sta ospitando le gare di velocità è, infatti, stata realizzata utilizzando un legname proveniente da tronchi infettati dal "pinne beetle" un parassita molto diffuso in Nord America che colpisce prevalentemente le conifere. Alberi, quindi, che una volta abbattuti sarebbero stati bruciati. L'acqua piovana, inoltre, viene raccolta e conservata contribuendo ad alimentare il funzionamento dei servizi igienici.

Il Centro Congressi di Vancouver è invece, oltre ad un esempio di bellezza architettonica, situato in un terreno di diversi ettari all'interno di una zona circondata da 400.00 piante ed erbe autoctone. Questa flora ha così permesso di creare un habitat naturale per diverse specie animali: uccelli, farfalle, piccoli fiammiferi e api. Queste ultime, inoltre, vivono in due grandi alveari che producono costantemente miele utilizzato all'interno della cucina del centro stesso.

Anche dal punto di vista energetico questo Centro Congressi è quanto mai straordinario. Un moderno sistema di sfruttamento dell'energia che usufruisce della vicinanza del mare adiacente, riesce a temperare, riscaldando o raffreddando, molti dei locali dell'enorme complesso. Il progetto - come afferma uno dei maggiori finanziatori Mark Reddington - "vuole andare ben oltre al concetto tradizionale di centro congressi offrendo una nuova visione di sostenibilità e di ricca esperienza pubblica in grado di tessere insieme: ecologia naturale, cultura locale, contesto urbano e un programma di costruzione unico che ha voluto rendere connubio totale sia la Vancouver città sia quella portuale". Terminati i giochi, almeno stavolta, non si assisterà a quei soliti "dinosauri architettonici" che abitudinariamente nascono alla fine di queste competizioni, ma la costruzione funzionerà ancora per conferenze, esposizioni, meeting, eventi e anche coloro che la visiteranno solo per fini turistici potranno sfruttare i meravigliosi panorami ed i 400.000 di metri quadrati di marciapiedi, piste ciclabili, spazi pubblici aperti e piazze.

Altra struttura, più legata alla vera e propria dinamica sportiva, è quella del simpatico e particolare sport del curling. Essa è capace di sfruttare il calore prodotto dagli impianti per il raffreddamento del campo di gara, per riscaldare sia l'ambiente sia la vicina piscina.

Perfino sul fronte medaglie si sta assistendo ad una novità assoluta. Il classico oro, argento e bronzo è stato sostituito da una serie di leghe ottenute con il riciclo di componenti di vecchi apparecchi fuori uso come ad esempio cellulari, televisori e computer. Per quanto riguarda la colorazione, il colpo d'occhio è rimasto il medesimo essendo quanto mai simile alle varianti cromatiche alle quali gli sportivi sono storicamente abituati.

Anche gli sponsor si sono adeguati alla filosofia green di queste olimpiadi invernali: la Coca Cola ad esempio, ha promosso per Vancouver dei distributori di bevande a basso consumo e distribuito agli addetti delle tute speciali realizzate a partire da bottiglie riciclate.

L'obiettivo di questi Giochi Olimpici è stato, in primis, quello di ottimizzare i vantaggi una volta terminata la kermesse sportiva in modo da limitare gli sprechi quanto più possibile. Conti alla mano ci si sta riuscendo perfettamente. E come ci insegnò lo spirito olimpico DeCoubertiano "l'importante non è vincere ma partecipare" ...e farlo in modo green è sicuramente meglio!

Alessandro Ribaldi

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