L’esercito dei bambini che lavora nelle miniere africane per estrarre la mica che finisce nei prodotti che usiamo tutti i giorni

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Sono migliaia, sono bambini, sono un esercito di piccoli lavoratori invisibili occupati dalla mattina alla sera nelle miniere del Madagascar per estrarre la mica, minerale utilizzato in tanti prodotti di cosmetica e nel mondo elettronico e automobilistico.

Lavorano fino allo sfinimento, in condizioni pericolose, intrappolati in un ciclo di povertà che non lascia scampo, dove il lavoro minorile è la norma, dove le famiglie per sopravvivere necessitano dell’aiuto di tutti, grandi e piccini. Altrimenti si muore di fame.

Nessun accesso alle cure, niente acqua pulita, niente scuola, le vite di questi bambini ruotano esclusivamente intorno ai frammenti di mica sepolti nelle miniere situate nel sud del Madagascar, in Africa. Il maggiore esportatore al mondo.

I minerali dall’Africa passano poi all’Asia, dove vengono utilizzati nella produzione di milioni di prodotti elettronici ed elettrodomestici destinati all’America e all’Europa. La raccolta del minerale viene pagata pochissimo dagli impresari locali, che a loro volta sono pagati poco dagli esportatori, spesso cinesi, ma il suo prezzo si gonfia quasi 500 volte non appena si allontana dalle coste del Madagascar.

Una situazione allarmante secondo quanto riporta NBC News, che ha accompagnato in queste aree i volontari dell’associazione Terre des Hommes, autori di un importante rapporto sul lavoro minorile nelle miniere del Madagascar. Rapporto grazie al quale si è scoperto che almeno 10.000 bambini lavorano nel settore della mica, che molti di loro soffrono di mal di schiena e mal di testa a causa della mancanza di acqua e ossigeno nelle miniere. Bambini che giustificano questo lavoro ritenendole spesso normale perché non c’è alternativa se si vuole mangiare. Intere famiglie senza scelta.

Madagascar miniere

NBC News ha incontrato durante la spedizione una delle 5 grandi società di esportazione della mica situate nel paese, la Tri-H, che ha accettato di parlare con i giornalisti, affermando di essere consapevole del fatto che i bambini lavorano nelle miniere ma di non esserne colpevole, accusando i genitori:

Non è un nostro problema. Non è colpa nostra. È colpa dei genitori dei bambini.”

L’azienda ha anche incolpato gli importatori cinesi per la bassa retribuzione dei minatori di mica. Ha inoltre dichiarato che le aziende cinesi trasformano i frammenti di minerali in componenti che finiscono in prodotti venduti da aziende come Panasonic, Electrolock e CRRC.

Madagascar sfruttamento bambini miniere

Interpellate sul tema del lavoro minorile, aziende come la Panasonic hanno dichiarato di non esserne a conoscenza e di essere assolutamente contrarie visto che le linee guida della catena di fornitura “vietano espressamente l’uso del lavoro minorile e richiedono ai fornitori di trattare tutti i lavoratori con dignità e rispetto. Le violazioni della nostra politica di approvvigionamento non sono tollerate.”

Nel frattempo Terres des Hommes, impegnata sul territorio, ha invitato le aziende ad assumersi la responsabilità della provenienza dei materiali assicurandosi che vengano acquistati in modo responsabile dalle miniere del Madagascar, boicottando chi sfrutta i bambini.

È chiaro che in situazioni di tale povertà i genitori di questi bimbi sono a loro volta vittime di una condizione disperata, ma le aziende no, sia quelle che esportano che quelle che acquistano i prodotti, non possono e non devono chiudere gli occhi, ma fare tutto il possibile per evitare questo sfruttamento invisibile.

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Laura De Rosa

Photo Credit: nbcnews

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Laureata in Scienze dei Beni Culturali, redattrice web dal 2008 e illustratrice dal 2018, ha pubblicato per Giochidimagia Editore "Il sogno attraverso il tempo". Con SpiceLapis ha realizzato "Memento Mori, guida illustrata ai cimiteri più bizzarri del mondo".
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