Verona, il citrobacter che ha infettato oltre 100 neonati e uccisi 4 era annidato nei rubinetti dell’acqua della terapia intensiva

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Quattri neonati morti a causa del citrobacter per scarsa igiene. Altri 9 cerebrolesi e 96 colpiti. Sembra un bollettino di guerra ma è questo il triste bilancio dei bambini infettati dal pericoloso Citrobacter, veicolato attraverso l’acqua che scorreva da un rubinetto dell’Ospedale della Donna e del Bambino di Borgo Trento. A sancirlo è stata la squadra di medici ed esperti incaricati dalla Regione di fare chiarezza sulla vicenda.

Una storia iniziata nel 2018, quando muore il primo neonato, Leonardo. Purtroppo, altri bambini come lui non sopravvivono: Nina a novembre 2019, Tommaso e Alice nel 2020. Per questo  il 17 giugno il direttore generale della Sanità del Veneto, Domenico Mantoan, ha nominato una commissione per capire cosa ci fosse dietro la loro ingiusta morte.

Adesso sono arrivati i primi esiti: la relazione dei medici e dei tecnici è appena stata consegnata in Regione dal professor Vincenzo Baldo, ordinario di Igiene e Sanità pubblica all’Università di Padova e coordinatore della commissione di verifica nominata.

E’ emerso che il rubinetto del lavandino interno al reparto di Terapia intensiva neonatale, sotto indagine anche della Procura di Verona, era stato colonizzato dal citrobacter, il temibile batterio che ha provocato la morte dei bambini, causando anche gravi danni anche ad altri sfortunati neonati ricoverati. Non solo citrobacter: all’interno del rubinetto erano presenti altre colonie batteriche. Proprio da quel rubinetto, il personale della TIN prendeva l’acqua da dare ai neonati insieme al latte. Un grave errore visto che doveva essere usata acqua sterile.

Ma come sarebbe finito nel reparto? La relazione ha tentato di rispondere anche a questa domanda: pare infatti che il Citrobacter sia arrivato dall’esterno, probabilmente a causa del mancato o parziale rispetto delle misure d’igiene imposte al personale nei reparti ad alto rischio, come il lavaggio frequente delle mani, la sostituzione dei guanti a ogni cambio di paziente o funzione, l’utilizzo di sovrascarpe, sovracamici, calzari e mascherina.

Nel corso dell’estate intanto i locali dell’ospedale sono stati bonificati, dai filtri dell’aria agli impianti di condizionamento anche in vista della riapertura del punto nascite, che ha avuto luogo oggi. Rimane ancora chiusa la Terapia intensiva neonatale e pediatrica, il cui avvio è previsto tra circa un mese.

“L’autorevole relazione commissionata dalla Regione Veneto e consegnata ieri conferma che mia figlia Nina ed altri 3 bambini sono morti per “scarsa igiene”! 9 bambini cerebrolesi e 96 bambini infettati da Citrobacter!! Fino a quando non vedo le dimissioni dei responsabili, Dott. Paolo Biban, Direttore sanitario Chiara Bovo, Dott. Franchi e Dott. Cobello da qui non me ne vado!” è stato l’amaro sfogo di Francesca, la mamma di Nina, la prima ad aver denunciato l’accaduto e ad aver fatto scoppiare il caso.

 

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Morti che si potevano evitare e per le quali i genitori non troveranno mai pace.

Fonti di riferimento: Corriere della Sera

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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