Così il sistema immunitario dei bambini può eludere il Covid-19

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Molti studi l’hanno dimostrato. I bambini rispondono in maniera diversa al Covid-19 rispetto agli adulti. Raramente mostrano i sintomi anche se sono infetti. Un meccanismo che da mesi lascia perplessi gli scienziati ma che finalmente potrebbe avere una spiegazione.

Secondo un nuovo studio, pubblicato su Nature, il segreto sta nella risposta immunitaria “non addestrata” dei bambini che sembra essere la chiave per frenare il SARS-CoV-2.

Numeri alla mano, i bambini rappresentano solo una piccola percentuale delle infezioni da COVID-19. Ora, un numero crescente di prove suggerisce il motivo: il loro sistema immunitario sembra più adatto a eliminare il coronavirus rispetto a quello degli adulti.

“I bambini sono molto più capaci di rispondere ai nuovi virus e molto ben attrezzati per farlo”, ha detto Donna Farber, immunologa della Columbia University di New York City. Anche quando sono infetti da SARS-CoV-2, hanno maggiori probabilità di presentare sintomi lievi o di essere asintomatici. .

Un altro indizio che la risposta dei bambini al virus differisca da quella degli adulti sta nel fatto che che alcuni sviluppano sintomi e anticorpi COVID-19 specifici per SARS-CoV-2 ma non risultano mai positivi al virus quando si sottopongono al test Gold Standard (RT-PCR) o molecolare. In uno studio, tre bambini sotto i 10 anni della stessa famiglia hanno sviluppato anticorpi SARS-CoV-2 e due di loro hanno anche manifestato sintomi lievi ma nessuno è risultato positivo al test molecolare nonostante fosse stato ripetuto 11 volte in 28 giorni mentre i tre piccoli erano a contatto con i genitori, entrambi positivi.

“Questa è una nuova infezione per tutti”, dice Farber, “ma i bambini si sono adattati in modo unico a riconoscere gli agenti patogeni per la prima volta. Questo è ciò per cui è progettato il loro sistema immunitario. I bambini hanno molti linfociti T “ingenui” che sono in grado di riconoscere tutti i tipi di nuovi patogeni, mentre le persone anziane dipendono maggiormente dai ricordi immunologici. Non siamo in grado di rispondere a un nuovo patogeno come fanno i bambini”.

In altre parole, il loro sistema immunitario vede il virus e si limita a preparare una risposta immunitaria molto rapida ed efficace che lo spegne,

“prima che abbia la possibilità di replicarsi”.

Ecco perché non risulta neanche durante i tamponi, ha precisato Melanie Neeland, l’immunologa che ha studiato la famiglia, presso il Murdoch Children’s Research Institute di Melbourne, in Australia.

Bambini, più veloci del virus!

Anche nei bambini che hanno sperimentato la complicanza grave ma più rara chiamata sindrome infiammatoria multisistemica in risposta all’infezione da SARS-CoV-2, gli studi riportano che il tasso di risultati positivi al test molecolare varia da appena il 29% al 50%.

Secondo la dott.ssa Farber, i tipi di anticorpi che i bambini sviluppano offrono indizi su cosa stia succedendo. In uno studio 7 su 32 adulti e 47 bambini di età pari o inferiore a 18 anni, la ricercatrice e i colleghi hanno scoperto che i bambini producevano principalmente anticorpi diretti contro la proteina spike SARS-CoV-2, che il virus utilizza per entrare nelle cellule. Gli adulti hanno generato anticorpi simili, ma hanno anche sviluppato anticorpi contro la proteina nucleocapsidica, essenziale per la replicazione virale. Secondo Farber, essa viene solitamente rilasciata in quantità significative solo quando un virus è diffuso nel corpo.

I bambini non avevano anticorpi specifici per il nucleocapside, ciò suggerisce che non stavano sperimentanto un’infezione diffusa. Le loro risposte immunitarie infatti sembrano in grado di eliminare il virus prima che si replichi.

Sistema immunitario adattivo vs innato

Ma da loro deriva questa loro capacità di rendere quasi innocuo il virus impedendone la replicazione? Secondo Farber, ciò accade perché i loro linfociti T sono relativamente ingenui. Le cellule T fanno parte del sistema immunitario adattativo del corpo, che impara a riconoscere i patogeni che incontra nel corso della vita. Poiché le cellule T dei bambini sono per lo più non addestrate, potrebbero avere una maggiore capacità di rispondere a nuovi virus.

I bambini infettati da SARS-CoV-2 possono anche generare una risposta più forte dal sistema immunitario innato, che utilizza l’interferone e le cellule chiamate macrofagi per attaccare indiscriminatamente le cellule infettate da agenti patogeni.

“Se la risposta innata è davvero forte, ciò può ridurre la carica virale nei polmoni, e gli anticorpi e le cellule T della risposta adattativa hanno meno da fare”, dice Farber.

La capacità dei bambini di neutralizzare il virus potrebbe anche essere collegata al fatto che abbiano una forte risposta immunitaria innata sin dalla nascita, conferma anche Alasdair Munro, che studia malattie infettive pediatriche presso l’ospedale universitario di Southampton, nel Regno Unito.

Bambini, serbatoi di coronavirus

Secondo gli scienziati, i bambini sono anche il principale serbatoio per i coronavirus stagionali che causano il comune raffreddore. Alcuni ricercatori hanno suggerito che gli anticorpi per questi coronavirus potrebbero conferire una certa protezione anche contro il SARS-CoV-2, ma le prove sono contrastanti.

Ciò che ad oggi appare chiaro è che quando i bambini sono esposti al virus, ne ricevono una “dose” inferiore rispetto agli adulti, perché il loro naso contiene meno recettori ACE2, che il virus usa per accedere alle cellule. Questo potrebbe anche spiegare perché il covid-19 sia meno diffuso nei bambini rispetto agli adulti.

Secondo i ricercatori, è improbabile che ci sia una sola spiegazione del motivo per cui il coronavirus sembra colpire i bambini meno degli adulti ma saranno necessari altri studi per capire in che modo essi si proteggano naturalmente dal virus che sta mettendo in ginocchio il pianeta.

Fonti di riferimento: Columbia University, Nature

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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