Seggiolini auto anti-abbandono: tra ritardi e bocciature il decreto è ancora fermo

seggiolini auto

Seggiolini auto con sensori anti-abbandono a che punto siamo? L’obbligo doveva scattare lo scorso primo luglio per chi portava con sé bambini di età inferiore ai 4 anni, ma la norma era rimasta ferma in un decreto attuativo scritto e poi riscritto, prima respinto e poi accettato dalla Commissione europea. Adesso entro la prossima settima dovrebbe ottenere l’ok del Consiglio di Stato.

L’ennesima tragedia di Catania, quella in cui un papà ha dimenticato il proprio bimbo in auto, ha riportato l’attenzione sui dispositivi di allerta da posizionare sui seggiolini dei bambini, per prevenirne l’abbandono. In alcuni casi, spiega Altroconsumo, sono una sorta di “cuscinetto” da sistemare direttamente sotto il seggiolino del bimbo, in altri si tratta di sensori già integrati in alcuni modelli di seggiolini. Alcuni fanno scattare un allarme, altri notificano il pericolo sul cellulare, via app o bluetooth.

Lo scorso ottobre la normativa aveva introdotto soltanto l’obbligatorietà di avere sulle auto i cosiddetti “sistemi anti-abbandono”, rimandando le decisioni sulle caratteristiche tecniche che questi dispositivi avrebbero dovuto avere a un decreto attuativo del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

La legge 117/2018 disponeva l’introduzione dell’obbligo “decorsi centoventi giorni dalla data di entrata in vigore del decreto […] e comunque a decorrere dal primo luglio 2019”. Ma come dicevamo, la legge rimandava a un decreto del Ministero le decisioni sulle caratteristiche di questo strumento; un decreto che ha visto la luce solo il 21 gennaio, circa un mese dopo il termine disposto dalla legge.

Tale decreto è stato mandato in approvazione all’ufficio Tris (il sistema di informazione sulle regolamentazioni tecniche della Commissione europea), ed entro a aprile doveva essere sbloccato a fine aprile. La verità è che prima è stato rimandato al 22 luglio 2019 e poi bocciato.

Una bocciatura dovuta al fatto che secondo il Tris la norma non era a pieno compatibile con la legislazione europea sul piano di avere prodotti compatibili con sistemi omologati, di rispettare le norme di compatibilità elettromagnetica essendo questi dispositivi che ricevono ed emettono onde radio per funzionare, di consentire la libera circolazione dei prodotti in tutti i Paesi membri.

“La Commissione, inoltre, osserva che sebbene il decreto abbia lo scopo di proteggere la salute e la vita dei bambini piccoli non sono stati forniti dalle Autorità italiane prove della proporzionalità della misura adottata, inclusa la valutazione d’impatto. In sostanza la misura non è proporzionata al rischio. I casi di morte da ipertermia per abbandono dissociativo sono estremamente limitati: in Italia ce ne sono stati 9 negli ultimi 20 anni”, sottolineava Altroconsumo.

Così il parere negativo ha costretto alla riscrittura del decreto che approvato in Parlamento è stato trasmesso a inizio agosto al Consiglio di Stato che si esprimerà tra pochi giorni.

“Immediatamente dopo il parere del Consiglio di Stato verrà pubblicato e sarà operativo. Non ci sono impedimenti che ci facciano immaginare che nei prossimi giorni e settimane la norma non sarà operativa. C’era stata una discussione molti mesi fa su alcune questioni di applicazione tecnica, ma sono state superate da molti mesi”, chiosa Paola De Micheli, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti.

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