Un fiocco blu per i bambini autistici, per uscire senza essere offesi

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Un nastro blu per andare a fare una passeggiata. In questi giorni, per le strade delle città italiane e del mondo, alcuni bambini insieme ai genitori sono usciti con un segno di riconoscimento al polso o tenuto in mano. Si tratta di bambini e ragazzi con autismo.

Nelle ultime settimane, come sappiamo, uscire è consentito solo per casi di reale necessità ma per i bambini con disturbi dello spettro autistico o con gravi disabilità intellettive o patologie psichiatriche è un vero e proprio bisogno fisico, fermo restando il rispetto delle distanze intepersonali e le precauzioni da adottare.

Oggi se ne parla ancora di più visto che il 2 aprile è la Giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo.

Ma perché indossare il nastro blu? Si tratta di un segno di riconoscimento pensato per evitare un vero e proprio linciaggio nei confronti di chi non solo ha il diritto ma ha anche la necessità di muoversi. Una catena che gira sui social e via WhatsApp invita infatti a non inveire dalle finestre contro coloro che indossano il nastro blu, il segno distintivo che si tratta di una persona con gravi disabilità intellettive o disturbo dello spettro autistico.

L’idea ha trovato pareri discordanti. Da una parte, c’è chi la considera un aiuto, un modo per evitare spiegazioni per strada se non insulti perché ci si trova fuori insieme a un bambino o a un ragazzo. Un urlo, il suono ripetuto di un clacson potrebbero infatti infastidire tali persone. Ma dall’altra c’è chi ritiene che il nastro sia poco inclusivo, o addirittura ghettizzante.

Anche tra i genitori non vi è accordo unanime, come si evince da diversi post su Facebook.

Nico Acampora dell’Associazione Pizzaut scrive ad esempio:

“A me non piace molto… credo sia più opportuno dare eventuali spiegazioni alle autorità preposte in caso di controlli, non considerare i maleducati che li insultano dai balconi e spiegare a voce a chi in buona fede chiede spiegazioni perchè non conosce o non sa… Lo preferisco al mettere dei segni o dei simboli identificativi sui nostri Ragazzi… purtroppo i simboli sui vestiti evocano suggestioni del passato che non mi piacciono…e non li trovo affatto inclusivi. Magari sbaglio io, non giudico chi sceglie questa strategia, so che alcuni genitori lo fanno come forma di protezione per se stessi e per i ragazzi…per evitare faticose e fastidiose discussioni con altre persone. Io preferisco il dialogo…anche con i maleducati o gli ignoranti (nel senso che ignorano)”.

Secondo Fabrizio Acanfora, docente e coordinatore del Master in Musicoterapia all’Università di Barcellona-IL3, con sindrome di Asperger, è

” ripugnante la sola idea di dover giustificare una necessità garantita dalla legge indossando foulard, braccialetti e magliette blu o qualsiasi altro simbolo a causa del rigurgito di un passato buio che sembra tornare con sempre maggiore prepotenza”.

Spiega Acanfora che per le persone con disturbi dello spettro autistico è necessario scaricare rapidamente la tensione attraverso l’attività fisica, anche solo

“con una passeggiata veloce di mezz’ora, ma è necessario poter uscire, respirare aria fresca, stare in spazi aperti e muoversi, scaricare, stancarsi fisicamente”.

Scrive un’altra mamma su Facebook:

“Non mi sono mai piaciute le etichette. E questa è una. Già la diagnosi lo è. Non devo spiegare a gente ignorante che mio figlio è autistico.”

E ancora:

Non tutti i genitori però sono di questo avviso. C’è chi ritiene che un segno distintivo possa mettere al riparo i bambini da potenziali critiche:

“Io la trovo un’ottima idea. In alcuni aeroporti già hanno dei nastri per le disabilità non evidenti come autismo e Dsa. Non vergogniamoci di sembrare diversi: tanto agli occhi degli ignoranti lo siamo comunque, anche senza nastri e magliette. Così, forse, se avranno da dire, almeno bisbiglieranno” ha scritto una mamma.

2 aprile: Giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo

Oggi è la Giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo. Purtroppo l’emergenza coronavirus sta mettendo in grande difficoltà le famiglie spesso sole, alle prese 24 ore su 24 con un figlio autistico, che da quando è cominciato l’isolamento si è chiuso ancora di più in se stesso.

L’ ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici) ha invece fatto un’altra proposta. Per celebrare la Giornata e dare un’attenzione particolare alla ricerca sull’autismo, propone a tutti di pubblicare sui social una foto mostrando o indossando un oggetto di colore blu, con l’hashtag #alprimoposto.

“In questa fase delicata che stiamo vivendo è ancora più necessario accendere i riflettori sulla giornata del 2 aprile per ricordare l’importanza del sostegno e del supporto alle famiglie di persone con autismo. La catastrofe Coronavirus non cancella purtroppo la silenziosa epidemia che le nostre famiglie continuano ad affrontare da sempre, e spesso in perfetta solitudine. Situazione che ci ricorda quanto è essenziale un servizio sanitario nazionale e un sistema sociale pubblico efficienti e adeguatamente finanziati. Per noi il 2 aprile non è una festa, ma un momento di consapevolezza e riflessione, per garantire una crescita della comunità” ha detto la presidente Benedetta Demartis.

Fonti di riferimento: Pizzaut, Fabrizio Acanfora, RedattoreSociale, Angsa

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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