Stare all’aria aperta riduce la miopia tra i bambini. La nuova conferma

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Uno nuovo studio conferma il potere del gioco all’aperto per i bambini (anche) per evitare la miopia in età adulta

Meglio un giro al parco che due ore davanti a uno schermo. Se c’era ancora bisogno di conferme sui benefici dell’aria aperta, ecco che arriva un’ulteriore ricerca a rimarcare la qualità di un buon passatempo fuori casa anche a beneficio degli occhi dei nostri bimbi.

Secondo uno studio del King’s College di Londra, ogni ora in più passata a fissare uno schermo aumenta del 3% le possibilità di vedere meno. Ciò si spiega con la quantità di luce solare cui ci si espone: la luce del sole stimola la produzione di dopamina che rende l’occhio più rigido e rallenta la perdita di diottrie. Meno tempo un bambino passerà davanti allo schermo, più profondo sarà il suo campo visivo e più nitida sarà l’immagine.

L’ipermetropia, o miopia, è un problema della vista molto comune che di solito può essere corretto con occhiali o lenti a contatto. Gli individui miopi vedono le cose da vicino con chiarezza, ma gli oggetti più lontani cominciano a diventare sfocati. Anche se la condizione non influisce in modo significativo sulla qualità della vita (se vengono usati gli occhiali), ciò che preoccupa è l’alta incidenza della miopia nelle persone di oggi. Per esempio, nella sola Cina circa il 90% degli adolescenti e dei giovani adulti è miope.

I geni svolgono sì un ruolo importante nel determinare se una persona svilupperà o meno la condizione. Tuttavia, il sorprendente ritmo con cui la miopia sta colpendo i bambini delle scuole di tutto il mondo è troppo rapido per essere spiegato solo dall’ereditarietà.

È per questo che i ricercatori londinesi hanno identificato più fattori ambientali che potrebbero spiegare il forte aumento della miopia nei paesi sviluppati.

Usando i dati del Twins Early Development Study e coinvolgendo 1.991 gemelli reclutati alla nascita tra il 1994 e il 1996, gli studiosi hanno tracciato lo sviluppo, il comportamento, l’educazione e la genetica di ciascun individuo, rintracciando associazioni tra miopia e ambiente dei partecipanti.

Secondo i risultati, ogni ora in più che un bambino trascorreva con i giochi per computer ogni settimana aumentava le probabilità che avessero una miopia del 3%. Ciò può essere spiegato dalla stretta vicinanza con gli schermi e dal tempo trascorso al chiuso, poiché l’esposizione alla luce solare è fondamentale per lo sviluppo di una buona vista. Ad esempio, uno studio pubblicato in precedenza da un gruppo di ricerca presso l’Australia Brien Holden Vision Institute ha rilevato che la progressione della miopia nei bambini cinesi è fino al 40% più lenta in estate, quando sono esposti a più luce solare.

A tal proposito, lo studio del King’s College ha rilevato anche che i bambini nati in estate avevano quasi il doppio del rischio di sviluppare miopia in età avanzata. Gli autori spiegano che questo potrebbe essere dovuto al fatto che questi bambini iniziano la scuola prima nella vita. Un altro dato interessante identificato dai ricercatori è stato il fatto che per ogni livello di istruzione più elevato della madre, il rischio che il bambino avesse la miopia aumentava del 33%. Quest’ultimo fattore può essere collegato al legame tra miopia e intelligenza o al fatto che la madre istruita può incoraggiare i propri figli a studiare di più.

Un collegamento, quello tra svaghi all’aria aperta e qualità della vista già messo in evidenza in passato da uno studio dell’Università di Sydney, secondo il quale rimanere per più tempo esposti alla luce naturale abitua le pupille a contrarsi, migliorando in questo modo la profondità di campo e la nitidezza dell’immagine. Così come, infine, da una ricerca effettuata in Cina emerse che trascorrere ogni giorno del tempo fuori casa riduce il rischio miopia.

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Germana Carillo

Per evitare la miopia nei bambini meglio stare all’aria aperta

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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