Lunchbox e monoporzioni a scuola, il “costo” nascosto dei pasti preconfezionati di cui nessuno parla

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Per la riapertura delle mense scolastiche a settembre si ipotizza l’utilizzo di lunchbox e monoporzioni da consumare in classe, soluzioni che limiterebbero il rischio contagio. Ma quali sono le conseguenze di questa eventuale scelta?

Tra i vari problemi che si stanno affrontando relativamente alla riapertura delle scuole, vi è anche quello dei pasti che, molti bambini e ragazzi, prima dell’emergenza consumavano a scuola in sala mensa o in appositi refettori.

A fare il punto della situazione sulle idee e le proposte per una riapertura in sicurezza delle mense scolastiche è Foodinsider, osservatorio non istituzionale che si occupa specificatamente di mense scolastiche.

Lo scenario sempre più plausibile è quello che prevede di utilizzare lunchbox e monoporzioni, servite direttamente in classe e dunque non nei tradizionali refettori.

Come ha infatti dichiarato Oricon, Osservatorio della ristorazione collettiva, secondo quanto riporta Il Sole 24 ore:

“ove possibile si potrà prevedere l’erogazione dei pasti direttamente nelle classi attraverso dei lunch box realizzati ad hoc”

Anche la Protezione Civile propone sostanzialmente la stessa cosa nel documento del suo Comitato Tecnico Scientifico relativo alle modalità di ripresa delle attività didattiche nel prossimo anno scolastico in cui si legge:

“Anche per la refezione le singole realtà scolastiche dovranno identificare soluzioni organizzative ad hoc che consentano di assicurare il necessario distanziamento attraverso la gestione degli spazi (refettorio o altri locali idonei), dei tempi (turnazioni), e in misura residuale attraverso la fornitura del pasto in “lunch box” per il consumo in classe”.

Ma cosa è un lunch box? Il termine inglese indica sostanzialmente un contenitore per il pranzo ma nel significato esteso del termine si intende tutto l’occorrente per consumare il pasto stesso, compreso ovviamente il cibo. Alla riapertura della scuola, dunque, i nostri bambini potrebbero vedersi servire monoporzioni di primo, secondo e contorno termosigillati, oppure un piatto unico sigillato, oltre che bicchieri e posate usa e getta per poter mangiare. Il tutto all’interno di contenitori che probabilmente saranno di plastica.

In pratica un pranzo come quello presentato in questi video.

 

I costi economici e ambientali

Un pasto che garantisce igiene e sicurezza, ma che presuppone nuovi costi, sia economici che ambientali, visto che si utilizzeranno piatti e stoviglie usa e getta. Come giustamente ricorda Foodinsider:

“Dopo anni di campagne per la riduzione dell’usa e getta, della plastica in mensa anche per rispondere ai Criteri Ambientali Minimi, che in Italia sono legge, i rifiuti tornerebbero a dominare nelle mense scolastiche. Se le monoporzioni saranno la soluzione che i Comuni vorranno abilitare all’interno della ristorazione scolastica, una scuola di 500 bambini, per esempio, produrrà ogni giorno 1.500 piatti, 500 bicchieri e 1000 posate di rifiuti, con inevitabili problemi di smaltimento per le Amministrazioni”.

La ristorazione, a causa delle aumentate spese, potrebbe anche prevedere una tariffa maggiore per gli utenti che si ripercuoterebbe sui Comuni e/o sulle famiglie. Il problema è inoltre che, con tutta probabilità, a costi maggiori non corrisponderebbe qualità maggiore ma anzi un pasto qualitativamente peggiore.

Impoverimento e perdita del gusto e della freschezza del cibo

Vista la necessità di sigillare tutto è probabile che i pasti non saranno proprio “freschissimi” ma preparati ancora prima di quanto già non si faceva per farli arrivare puntuali ai bambini all’ora di pranzo.

Ma non è ancora tutto, è probabile che alcune delle mense interne alle scuole dove prima si preparavano quotidianamente i pasti per gli studenti, non saranno più a norma per poter preparare i lunch box, in quanto non attrezzate per la realizzazione di monoporzioni. Ci si servirà in questi casi di cucine industriali dove è probabile che si utilizzino i sistemi di refrigerazione, abbattendo o surgelando i pasti, e tirandoli fuori al momento di servirli.

C’è il rischio insomma di perdere fragranza e gusto del cibo e di conseguenza veder aumentare gli scarti alimentari, attualmente calcolati intorno al 30%. Come ricorda Foodinsider, il cibo che rimane al caldo per molto tempo prima di essere servito, generalmente non piace e già in passato i Comuni che avevano servito monoporzioni si sono trovati di fronte ad una pessima accettazione da parte dei fruitori del servizio mensa. Per questo vi erano state anche vere e proprie contestazioni, come quella del 2009 nel comune di Pontassieve quando i genitori segnalarono un impoverimento dei pasti e si batterono per cambiare le cose.

Ma non solo genitori, anche molti nutrizionisti si sono schierati contro questa soluzione, non solo per motivi igienici o educativi ma anche perché tali trattamenti del cibo rischiano di far perdere nutrienti al pasto.

Soluzioni sostenibili alternative alle monoporzioni

Esistono delle soluzioni alternative alle monoporzioni per garantire sicurezza al momento del pasto ma anche qualità del cibo e del servizio oltre che maggiore sostenibilità?

Foodinsider ha verificato delle strade percorribili con alcuni Comuni e fa l’esempio di Qualità &Servizi, società municipalizzata che si occupa di ristorazione scolastica in provincia di Firenze che ha stilato un progetto che si può sintetizzare così:

  • Confezionamento dei pasti: niente monoporzioni, il cibo sarà confezionato in multiporzioni in contenitori di acciaio. Solo i pasti speciali per chi ha esigenze dietetiche particolari (ad esempio per i celiaci) saranno confezionati in monoporzioni in policarbornato, lavabili e riutilizzabili.
  • Trasporto dei pasti: il cibo sarà consegnato alle scuole all’interno di contenitori isotermici. Ogni giorno, prima di ogni consegna, i mezzi utilizzati  per il trasporto verranno disinfettati  dagli autisti che indosseranno sempre mascherina e guanti.
  • Luogo di consumo del pranzo: il pasto sarà servito al banco o nel luogo dove il bambino svolge le lezioni. Se per un gruppo di bambini o ragazzi, rimane operativa la sala mensa con il dovuto distanziamento, il pasto sarà servito direttamente lì.
  • Apparecchiatura: il materiale per l’apparecchiatura sarà comunque usa e getta ma si prediligeranno le soluzioni ecologiche: tovagliette e tovaglioli in carta, posate, piatti e bicchieri in materiale compostabile. Saranno i bambini stessi ad apparecchiare e sparecchiare il proprio banco dopo aver effettuato il lavaggio delle mani.

Ci auguriamo che i Comuni si adopereranno per puntare su una maggiore qualità, sicurezza ma anche sostenibilità dei pasti nelle mense dei nostri figli, utilizzando questa occasione per fare un passo avanti e non uno indietro.

Fonte: Foodinsider / Il Sole 24 ore 

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, oli essenziali e fitoterapia, le sue passioni da sempre. Laureata in lettere moderne, con Master in editoria, ha poi virato le sue competenze verso il benessere olistico
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