@ dolgachov/123rf.com

Dall’empatia alla creatività: le “competenze non cognitive” diventano didattica nelle scuole italiane

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

Le cosiddette “life skills” saranno insegnate nelle scuole di ogni ordine e grado a partire dal prossimo anno scolastico

Empatia, gestione dello stress, pensiero critico, creatività, capacità di lavorare in gruppo, problem solving: nel mondo del lavoro si chiamano life skills, e i datori di lavoro le cercano come l’oro quando analizzano i profili dei possibili nuovi dipendenti. Purtroppo però, queste competenze non si insegnano a scuola, ma si acquisiscono con l’esperienza pratica nella vita e nell’ambiente lavorativo.

Ma qualcosa sta finalmente cambiando anche in questo senso: a partire dal prossimo anno, infatti, le competenze non cognitive entreranno a tutti gli effetti a far parte della didattica e saranno inserite nei programmi insegnati nelle scuole. La Camera dei Deputati ha approvato quasi all’unanimità (340 voti a favore, 5 astenuti e nessun contrario) una proposta del novembre scorso che attribuiva alle life skills dignità in ambito didattico. Il testo passa ora al Senato per l’approvazione definitiva.

L’obiettivo della proposta è quello di formare giovani sempre più pronti a rispondere alle esigenze del mercato del lavoro e più inclini ad adattarsi a situazioni nuove e impreviste – abilità essenziali nel mondo di oggi, dove i cambiamenti si fanno sempre più veloci. Si partirà dal prossimo anno scolastico (2022/2023) con un progetto pilota di sperimentazione a livello triennale della durata di tre anni, durante i quali saranno proposte agli studenti delle scuole di ogni ordine e grado attività mirate a favorire lo sviluppo delle competenze non cognitive; prevista anche la formazione per i docenti.

Non solo capacità di memorizzazione, logica o abilità di apprendimento nelle griglie di valutazione degli insegnanti dei prossimi anni. Alle abilità alle abilità alfabetico funzionali, linguistiche, logico-matematiche, scientifiche, tecnologiche e digitali vanno ad aggiungersi competenze nuove ma altrettanto necessarie: coscienziosità, apertura mentale, senso di efficacia, resilienza, capacità di risolvere i problemi, spirito critico, autodeterminazione. Competenze forse meno misurabili da un punto di vista meramente quantitativo, ma non per questo meno importanti. Oltre a preparare meglio i ragazzi al loro futuro ingresso nel mondo del lavoro, l’insegnamento delle competenze non cognitive mira ad essere uno strumento di crescita personale e un sostegno alla socializzazione, all’integrazione di tutti gli alunni, alla creazione di un clima di classe sereno e collaborativo: spiegare ai bambini l’importanza di lavorare in team, di valorizzare le peculiarità del singolo per il successo del progetto comunitario, di gestire stress e pressioni in modo sano, premetterà loro di vivere un’esperienza didattica più completa e costruttive e li renderà adulti migliori.

Seguici su Telegram Instagram | Facebook TikTok Youtube

Fonte: Camera dei Deputati

Ti consigliamo anche:

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Sono laureata in Lingue e Culture Straniere. Da sempre attenta alle problematiche ambientali e rivolta a uno stile di vita ecosostenibile, tento nel mio piccolo di ridurre al minimo l’impronta ambientale con scelte responsabili nel rispetto della natura che mi circonda.
Seguici su Instagram
Seguici su Facebook