Giornata contro il lavoro minorile: quei milioni di bambini che non saranno mai felici e liberi di volare

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I tre fratellini Nay Min,Nay Toe e Nay San lavorano fino a tarda notte per raccogliere bottiglie e plastica da rivedere. Su di loro, grava il peso e la responsabilità di contribuire al mantenimento della famiglia. Eppure hanno tra i dieci e i sedici anni, quella che dovrebbe essere l’età della spensieratezza e non dello sfruttamento. Zohra, invece, aveva solo 8 anni e faceva la domestica per una ricca famiglia di di Rawalpindi in Pakistan.

La sua storia è così terribile che non sembra reale. La famiglia della bambina, per colpa della povertà aveva ceduto la figlia in cambio di un sostentamento. Zohra doveva prendersi cura di un bambino di un anno e rigovernare la casa. Come se fosse adulta, insomma. Le tante promesse, in primis quella di farla studiare, era state vanificate, a scuola non c’aveva mai messo piede.

Sfruttata e maltrattata, la piccola è stata picchiata a morte perché, mentre gli dava da mangiare, si è lasciata sfuggire due pappagalli in gabbia. Abbandonata in ospedale, per Zohra non c’è stato nulla da fare. Gli autori alla fine sono stati arrestati, ma sul web è stato lanciato l’hashtag #JusticeForZohraShah in sua memoria.

Ma la sua storia, diventa l’emblema della Giornata mondiale contro il lavoro minorile indetta dall’ILO (l’Organizzazione internazionale del lavoro) che si celebra oggi 12 giugno. Zohra non è da sola. A vivere un’infanzia negata, fatta di sfruttamento e abusi, ci sono 152 milioni di bambini tra i 5 e i 17 anni, 68 milioni bambine e 88 milioni bambini. Molti di loro, sono la manodopera che si nasconde dietro i nostri capi d’abbigliamento, i nostri cellulari e la nostra tecnologia. ILO stima che 73 milioni, sono costretti in attività di lavoro pericolose che mettono a rischio la salute, la sicurezza e il loro sviluppo morale.

Milioni di bambini in più rischiano di essere spinti nel lavoro minorile a seguito della crisi COVID-19 , che potrebbe portare al primo aumento del lavoro minorile dopo 20 anni di progressi, secondo un nuovo brief dall’organizzazione insieme all’UNICEF.

“Mentre la pandemia provoca il caos sui redditi familiari, senza sostegno, molti potrebbero ricorrere al lavoro minorile”, ha dichiarato Guy Ryder, direttore generale dell’ILO.

Di questi bambini abbiamo parlato tante volte, le loro sono storie di sopravvivenza. Lavorano tutto il giorno, non hanno istruzione e non hanno tempo per giocare. Alcuni sono reclutati come soldati e costretti a crescere in fretta. Non hanno camerette colorate, né giocattoli, non hanno quaderni e a volte neanche nulla da mangiare. Imparano presto cosa significa la fatica, la sofferenza, la stanchezza dopo una giornata di lavoro.

“In tempi di crisi, il lavoro minorile diventa un meccanismo per far fronte a molte famiglie”, ha dichiarato il direttore esecutivo dell’UNICEF Henrietta Fore. “Con l’aumentare della povertà, le scuole chiudono e la disponibilità dei servizi sociali diminuisce, sempre più bambini vengono spinti nella forza lavoro. Mentre ri-immaginiamo il mondo post-COVID, dobbiamo assicurarci che i bambini e le loro famiglie abbiano gli strumenti di cui hanno bisogno per resistere a tempeste simili in futuro. Educazione di qualità, servizi di protezione sociale e migliori opportunità economiche possono cambiare il gioco”.

Noi ci auguriamo che le cose cambino e che questi bambini possano tornare a volare liberi come i pappagalli di Zohra.

Fonti: ILO/REPORT ILO UNICEF/CNN

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Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.
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