Il dramma dei bambini soldato usati nei conflitti armati, bombe e armi al posto… dei giocattoli

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Vengono privati dell’infanzia, della libertà e spesso anche della vita. Ancora oggi, nel terzo millennio, i bambini vengono reclutati come soldati nei teatri di guerra. Accade troppo spesso. Per porre fine a questa terribile pratica, si celebra oggi, 12 febbraio, la Giornata Internazionale contro l’uso dei bambini nei conflitti armati.

Nonostante i progressi registrati negli ultimi 30 anni, secondo l’ultimo Rapporto della Rappresentante Speciale ONU per i bambini nei conflitti armati, nel 2018 si sono registrate più di 24.000 violazioni gravi dei diritti fondamentali dei minori in situazioni belliche. Oltre a essere usati nei fronti di guerra, purtroppo i bambini subiscono violenze sessuali (segnalati 933 casi nel 2018) e sono stati coinvolti in 1.023 attacchi a scuole e ospedali. Ciò ha avuto un effetto devastante sull’accesso all’istruzione e sui servizi sanitari ma anche sulla loro salute psicologica.

“È responsabilità di tutti garantire che i più indifesi, anche quelli che vivono in zone di guerra, possano sognare e costruire il loro futuro” è l’appello del Ministero degli Esteri Italiano. “In occasione della Giornata Internazionale contro l’impiego dei bambini nei conflitti armati, l’Italia riafferma con la massima determinazione il suo impegno per assicurare l’incolumità e i diritti dei minori, anche in situazioni di conflitto”.

Quest’anno ricorre il 20° anniversario del Primo Protocollo Opzionale alla Convenzione sui Diritti del Fanciullo sul coinvolgimento dei minori nei conflitti armati. Sono trascorsi due decenni da quel giorno, ma ancora i bambini sono costretti a imbracciare le armi e a combattere, a eseguire, a subire e ad assistere ad atrocità.

Secondo l’UNICEF, essi vengono uccisi, feriti, mutilati, abusati mentalmente e sessualmente. Tutto questo è una minaccia alla loro vita ed estremamente dannoso per il loro sviluppo. Secondo il Rapporto del Segretario Generale su infanzia e conflitti armati, nel 2019 sono stati circa 7.750 i bambini reclutati e utilizzati da forze e gruppi armati, alcuni persino di 6 anni. Anche se i numeri sono in calo rispetto a quelli del 2018, si tratta di un dato comunque preoccupante. La maggior parte dei casi sono stati perpetrati nella Repubblica Democratica del Congo, in Somalia e in Siria.

Quelle ferite psicologiche da cui non si guarisce più…

Purtroppo, anche quando i bambini riescono a fuggire, non hanno un’assistenza. Spesso riportano gravi ferite fisiche che, se non curate, possono trasformarsi in disabilità permanenti. Per non parlare dei danni psicologici  che possono causare conseguenze di lungo periodo, come i disturbi post traumatici da stress.

“Una cattiva salute mentale è molto dannosa per lo sviluppo dei bambini, ma è spesso trascurata o non curata, visto che i fragili sistemi di assistenza sanitaria lottano per gestire i bisogni più elementari di assistenza sanitaria. In Sud Sudan, dove il numero di bambini usati in conflitti armati è alto, ci sono solo 3 psichiatri, 23 psicologi e 1 centro psichiatrico con posti letto limitati. Con la chiusura delle scuole a causa del COVID-19, un ulteriore importante spazio per il supporto psicosociale è venuto meno, peggiorando una situazione già difficile” spiega l’Unicef.

Quando chiudo gli occhi: la serie basata sulle esperienze reali dei bambini

In occasione della Giornata Internazionale contro l’uso dei bambini-soldato, l’UNICEF ha lanciato una video-serie dal titolo “Quando chiudo gli occhi”. Basata su esperienze reali di bambini in Sud Sudan, ha l’obiettivo di portare attenzione sulle conseguenze psicologiche subite dai bambini utilizzati da gruppi e forze armate. Dopo essere stati rilasciati o scappati, spesso hanno incubi, comportamenti aggressivi e soffrono di ansia.

“Con frustrazione e impazienza chiedo a tutti i gruppi e alle forze armate di interrompere il reclutamento e l’uso di bambini, immediatamente”, è l’appello lanciato da Andrea Suley, Rappresentante dell’UNICEF in Sud Sudan. “Chiedo al Governo del Sud Sudan di destinare dei fondi e avviare l’implementazione del Piano di Azione contro tutte le sei gravi violazioni contro i bambini nei conflitti armati, firmato lo scorso anno. Fornire ai bambini, che ne hanno già passate tante, la cura e il sostegno di cui hanno bisogno per ricostruire le loro vite dovrebbe essere una priorità urgente”.

Purtroppo è difficile stimare quanti bambini siano attualmente utilizzati da gruppi e forze armate, ma sulla base di numerose segnalazioni l’UNICEF ipotizza she solo in Sud Sudan siano migliaia.

Derubati della loro infanzia, della loro vita. Colpevoli solo di essere nati nel posto “sbagliato”, al momento sbagliato.

Fonti di riferimento: Esteri, Unicef

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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